ritorna ad "eventi"

 

4 maggio 2004 - Inaugurazione del museo

.......alcune immagini della conferenza e della serata.......( foto francomà)

(cliccare per ingrandire)     

 

                                                                

 

(in piedi da sinistra) : Eraldo Rizzuti - Pietro De Leo - Franco Sammarco - Tonino Sicoli - Sandro Principe - Donatella Laudadio

                                            

         Eraldo Rizzuti - Tonino Sicoli - Donatella Laudadio                                        visitatori in mostra

 

 (da sinistra) : antonio viapiana - alejandro garçia - antonio pujia veneziano - giulio telarico - luigi magli - tarcisio pingitore - tonino sicoli -         rocco pangaro - marcello lattari - eraldo rizzuti - francomà - franco flaccavento - luigi malice - salvatore anelli - salvatore dominelli -  mario parentela - franco toscano - pietro perrone

 

........gli artisti e le opere...........

testi di Tonino Sicoli  ( direttore artistico del Centro "A.Capizzano)

( foto : francomà)

 

ARTE IN CALABRIA 1960 – 2000

         La storia dell’arte in Calabria è una storia di silenzi. E non solo per via di una produttività artistica mutilata da processi emigratori e di emarginazione; ma anche per una storiografia mancata, che ha ulteriormente penalizzato questa parte d'Italia. Compresa l’assenza dei musei, che contribuiscono certamente a scrivere la storia di un territorio.

           Nella seconda metà del Novecento la Calabria, tradizionalmente tagliata fuori dai circuiti culturali nazionali, vive un graduale processo di ripresa ed una felice stagione di operosità artistica. Sono ancora presenti vistosi fenomeni di emigrazione intellettuale che portano molti artisti a trasferirsi nelle grandi città come Roma, dove trovano affermazioni e riconoscimenti. Tuttavia, a partire dagli anni Settanta, si creano progressivamente le condizioni per poter esercitare la professione artistica anche in loco, si affermano le cerchie di artisti che si rapportano però con l’esterno, si formano ambienti autoctoni accreditati.

         Gli intellettuali  alle autocommiserazioni e alla retorica sui propri guai hanno poco alla volta sostituito una consapevolezza ed una dignità della propria condizione, pigliando le distanze dagli atteggiamenti frustrati tipici delle generazioni precedenti.

         Si è andata affermando la figura di un artista stanziale che alla fuga dal Sud ha preferito la permanenza nel luogo d'origine, senza per questo rimanere chiuso nel localismo provinciale. Questo tipo d’artista pratica un nomadismo nuovo: viaggia, è aggiornato, ha contatti e collegamenti con le realtà culturali esterne, cerca il confronto con i modelli più avanzati.

         “Non ci vuole molto a capire - sostiene Filiberto Menna - come la produzione di questi artisti sia una produzione che non ha niente da invidiare a nessuno; è, cioè, una produzione che si colloca a giusto titolo all’interno del dibattito artistico più attuale e si inserisce

 negli orientamenti, nelle soluzioni e nelle sperimentazioni linguistiche che appartengono alle declinazioni più attuali della pittura d'oggi”.

         E ancora Enrico Crispolti: “Non c’è contraddizione fra locale e internazionale, quando il locale sappia dialogare attraverso proprio la qualità della sua raggiunta piena identità, ad un livello internazionale. Nulla di più provinciale dello sradicato internazionale. Nulla di più provinciale di chi crede che l'informazione sia la mera importazione di conoscenza, nella professata ignoranza del proprio locale, con il quale soltanto l’altrove formulato ha invece senso nel relativo confronto”.

       Emigrante o nomade, emarginato e emergente, discriminato o nuovo protagonista? L'identità dell'artista calabrese subisce in questi anni evidenti trasformazioni fortemente influenzate dai nuovi atteggiamenti culturali. Il giovane intellettuale della generazione post-meridionale mantiene con la propria terra di origine un rapporto più sereno. Se è “stanziale” pratica la mobilità; se vive e opera altrove si sente un “trasferito” più che un emigrato.

       C’è anche chi in Calabria effettua periodici ritorni mantenendo qui rapporti anche di lavoro. Anche la critica d’arte sembra avere nei confronti di questi operatori provenienti da aree più periferiche una curiosità diversa. Li ricercano i giovani critici-talent scout, ma anche i consolidati critici metropolitani incuriositi dal genius loci.

       La loro presenza sulla scena artistica e nelle grandi rassegne è sempre più forte: si registrano in questi ultimi anni numerose partecipazioni di artisti “calabresi” in mostre importanti con una produzione che si allinea, con contributi originali, ai migliori livelli della più attuale ricerca artistica internazionale.

       Nomi che rappresentano un fenomeno assolutamente nuovo per diffusione e consistenza nella scena artistica italiana di questi ultimi anni, per una “calabresità” non fatta più di complessi di inferiorità, di provincialismo deteriore e di subalternità, bensì di un’attività indifferentemente esercitata “dentro” e “fuori” regione, di riconosciuta professionalità e di accettato valore.  

( tonino sicoli )        

 

........gli artisti e le opere...........

 

 

MIMMO ROTELLA è nato a Catanzaro nel 1918; vive e lavora a Milano. Dopo essersi stabilito a Roma nel 1945, si è indirizzato verso un’arte sperimentale, che lo ha portato a rivoluzionare, al pari di Fontana, Burri e Manzoni,  i linguaggi artistici del dopoguerra. Dopo una fase di riflessione sulla necessità di utilizzare nuovi linguaggi, inventa la tecnica del décollage, caratterizzata dallo strappo di manifesti pubblicitari e riportati sulla tela. Nel 1961 aderisce, su invito del critico Pierre Restany, al gruppo dei Nouveaux Réalistes, che teorizza il realismo urbano legato alla pubblicità e alle immagini dei media. Ha partecipato ad importanti rassegne nazionali ed internazionali esponendo al  Museum of Modern Art di New York, al Centro George Pompidou di Parigi,  alla Royal Academy of Arts di Londra, al Guggenheim Museum di New York e a numerose edizioni della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Roma.

 

 

MIMMO ROTELLA

E rosso, 1957,

décollage, cm 37x24

 

In “E rosso” del 1957, Rotella adopera un lembo dello stesso manifesto che sarà ripreso nel 1962 per “La Tigre”, opera famosissima. Anche il titolo di questo piccolo dècollage suona come gioco di parole della scritta “Heros”, che troneggia sotto l’immagine del felino.

 


            MARIO PARENTELA è nato nel 1942  a Catanzaro dove risiede. Dopo un esordio come pittore si avvicina a partire dal 1971 alla poesia visiva, in un’area di ricerca al confine fra pittura e scrittura, usando sia parole che immagini. Nel ‘75 le sue operazioni utilizzano il manifesto murale e si avvicinano alla multimedialità (film d’artista, performances, libri-oggetto). Nel '78 è a Palazzo Strozzi di Firenze nella mostra "Il piccolo scrivano" e nell' '86 al Museo Pignatelli di Napoli nella rassegna "Riviste sperimentali a Napoli 1960/70". E invitato alla rassegna “Far Libro” (Forte Belvedere, Firenze 1989). È del 99 la partecipazione a "Il libro d'artista in Italia 1960 - 1998" alla Galleria d'arte moderna di Torino. Le opere  di Parentela hanno il loro valore visivo riconducibile sempre alla gestualità del segno, il quale trasmette una sorta di energia impalpabile disciplinata da un ritmo che aspira all’ordine in un universo dominato dal caos.

 

MARIO PARENTELA

Senza titolo, 1988

olio su tela, 320x160


 

FRANCOMÀ (il cui vero nome è Franco Magli) è nato a Rende (Cs) nel 1945; vive ed opera a  San Lucido, sul tirreno cosentino. Proveniente da una famiglia di artisti, negli anni ‘70 conduce alcune esperienze su poetiche, materiali  e comportamenti delle avanguardie storiche e delle avanguardie degli anni ‘60, per rivolgersi a quel Nuovo Espressionismo conseguente all’avvento della transavanguardia e del postmoderno, che interpreta con forti accenti mediterranei: da un periodo volutamente kitsch (1979 - 1981) passa ad una pittura neo-fauve dominata dalla gestualità e dai riferimenti mitologici  ( 1982 - 1984 ) per approdare ad una sintesi progressiva delle figure a favore della complanarità ( 1985 - 1994 ) e del segno inciso  ( 1995 - 2001 ).  Come performer, nella metà degli anni ‘80, ha eseguito interventi di body-art ed alcuni video per la RAI .

FRANCOMA’

Il grande prato dei centauri, 1982

olio su tavola, cm 120x250

“Il grande prato dei centauri” si riferisce ad un luogo onirico, dove albergano le  visioni inconsce e le proprie fantasie. L’artista  immagina un mondo capovolto dove i pesci abitano nel cielo: ma i centauri, simbolo di una umanità trasformata dall’immaginazione, andranno sempre a caccia dei propri sogni.

 


           LUIGI DI SARRO è nato a Lamezia Terme nel 1941 ed è morto a Roma nel 1979. Dopo la laurea in medicina si diploma all'Accademia di Belle arti di Roma dove nel 1978 ottiene la cattedra dl Anatomia Artistica. La sua ricerca informata e solitaria negli anni Sessanta, si precisa e si evolve con gli anni Settanta in senso eminentemente sperimentale. Accanito ricercatore, al disegno, alla pittura, all'incisione, alla scultura e alla fotografia aggiunge l'esplorazione del mondo dei suoni. della performance e altro ancora.

LUIGI DI SARRO

Senza titolo, 1971

tecnica mista su tela, cm 80X60


 

LUIGI MAGLI è nato a Rende nel 1953, ma vive e opera a Cosenza. E’ titolare della cattedra di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e da anni manifesta il suo impegno intellettuale in direzione di una conciliazione tra le proprie radici culturali e le istanze della ricerca contemporanea.

Negli anni Ottanta ha svolto un’intensa attività artistica in Italia e all’estero con significative presenze in importanti rassegne a Basilea, Madrid, Zurigo, Graz, Roma, Bologna, Napoli. Il suo lavoro, apprezzato dalla migliore critica nazionale, è stato nel 1986 oggetto di un documentario televisivo della Rai. Nello stesso anno ha eseguito un importante ciclo pittorico nel Palazzo Municipale di Rende.

Nella sua pittura densa, angosciosamente gestuale, in cui aleggia la “bellezza, l’eternità e la morte, il movimento, la passione e il trascorrere del tempo” (W. Skreiner), le linee della ricerca si sono sviluppate nella direzione di un “personale espressionismo” (E. Crispolti), che “è anche rivisitazione delle radici dell’arte moderna” (F. Menna).

Quella di Magli  è una formazione complessa: non è solo quella di un pittore che guarda e che vive l’esperienza della pittura, ma il suo rapporto con l’arte è di tipo più ampio e, direi, di tipo culturologico. I riflessi e i contributi del suo lavoro d’intellettuale sono estremamente articolati e stimolanti. E’ un viaggio all'origine dei linguaggi dell’arte, non in senso generale, ma ricerca di un suo linguaggio particolarissimo. 

 

 

LUIGI MAGLI

Il giardino prima del freddo

olio su tela, cm 250x210


 

ROCCO PANGARO è nato a Rose (Cs) nel 1950. Vive ed opera a Rende (Cs).  Ha compiuto gli studi presso il Liceo Artistico di Catanzaro e successivamente all'Accademia di Belle Arti della stessa città dove è stato allievo di Carmine Di Ruggiero. E' titolare della Cattedra di Anatomia Artistica dell'Accademia di Belle Arti di Catanzaro, dove dal novembre '98 ricopre la carica di Direttore. Si occupa di sperimentazione artistica fin dagli anni ' 70. E’ presente in tutte le rassegne che negli anni Ottanta documentano la situazione artistica in Calabria.

E’ del 1985 la sua personale al Centro “Di Sarro” di Roma. Nel 1986 è invitato alla XI Quadriennale d’arte romana;  nel 1987 partecipa alla rassegna "Mare Nostrum" al Castello Aragonese di Taranto; nel 1991 all’"Expo Tevere. Presenze artistiche nella Calabria del Duemila” a Roma; nel 1992 interviene a "Dalla Transavanguardia alla Superarte" presso l’Accademia di Belle Arti Catanzaro; nel 2000 espone a "International Cultural Projet", Calabria-Australia 2000.

La ricerca di Pangaro si sviluppa in direzione degli specchi, sempre più raffinati e sempre più frantumati: Ogni scheggia è un frammento d’infinito, che può riflettere e contenere ogni cosa. In quel brandello di lucentezza è racchiusa una “piccola” compiutezza, una parte per il tutto, un riverbero d’assoluto.

 

 

 

ROCCO PANGARO

 

Maschera, 1982

 

tecnica mista su tela, cm 210x200

 


 

FRANCESCO CORREGGIA è nato a Catanzaro nel 1950, ha studiato all’Accademia di Belle Arti Catanzaro dove ha insegnato fino al 1985, anno in cui si è trasferito a Milano per occupare la cattedra di Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Viene dall’arte concettuale, dalle installazioni e dalle performances degli anni Settanta-Ottanta. Di quelle esperienze si porta ancora oggi un segno forte nelle autocitazini che compie dentro una pittura sostanzialmente informale e densa di cromatismi. L’uso criptico della parola, scritta in greco antico, aggiunge un checché di evocativo ad una immagine trasfigurata, che si situa in una spazialità agitata, ricca di vapori e di pigmenti, sospesa sull’orlo di un abisso.

Ha esposto alla XLV Biennale di Venenzia (1993) al Palazzo della Permanente di Milano (1994), alla XII Quadriennale di Roma (1996), al Palazzo Reale di Milano (1999).

 

FRANCESCO CORREGGIA

Naufragio,1997

tecnica mista su tela, 130x160


 

 

 

            LUIGI MALICE è nato a Napoli nel 1937. In questa città si forma sotto la guida di Emilio Notte  e sotto l’influenza determinante di  Domenico Spinosa. Partito in pittura da esperienze figurative di matrice espressionista alla fine degli anni '50, si accosta sin dai primi anni sessanta all' informale materico. Dal 1963  si trasferisce in Calabria - dove tuttora lavora come pittore e  docente di ruolo presso l'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, di cui ha ricoperto la carica di Direttore, ininterrottamente dal 1984 al 1989.

           L’irruenta e comunicativa vis cromatica della sua pittura neo-informale conferisce alle sue  opere una inconfondibile ebbrezza cromatica in cui l'astrattismo cela in realtà un "essenziale" naturalismo che evoca tutta la  solarità  mediterranea.  Tra le sue più significative personali sono da ricordare quella svoltasi a Palazzo Reale di Napoli nel dicembre 1992 e l'antologica di Reggio Calabria.

 

 

 

LUIGI MALICE

Annunciazione, 1981

tecnica mista su multistrato, cm 180x220


 

                       UGO D’AMBROSI è nato a San Valentino Torio nel 1927 e opera nell’'ambiente napoletano dal 1948 dove ha studiato accostandosi alla storia dell’arte sotto la guida di Vasco Pratolini. Frequenta anche Domenico  Spinosa e Renato Barisani. Nel  1962 si trasferisce a Reggio Calabria, dove insegna prima al Liceo Artistico e successivamente, dal 1982, tecniche dell’incisione presso l'Accademia di Belle Arti. E' di questo periodo la ricerca e l’uso dei materiali poveri e l’attività di incisore. Dopo gli interessi del periodo napoletano per il naturalismo astratto approda nel corso degli anni ad una pittura informale-materica grumosa e densa, nella quale adopera combustioni e materiali extrapittorici.

                       Sue opere sono nel Museo di Storia dell’arte italiana del '900 a Pieve dì Cento (Bologna) al Museo d’Arte di Turania (Roma), nella Pinacoteca "P. Vannucci" dell'Accademia di Belle Arti di Perugia.

 

UGO D’AMBROSI

Paesaggio con rosso, 1966

tecnica mista su tela di sacco, cm 130x110


 

                       ANNA ROMANELLO è nata a Corigliano Calabro (Cs)  nel 1950, vive e lavora tra Roma e Parigi. Nel 1972 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e nel 1975 si trasferisce a Parigi dove frequenta l’Accademia di Belle Arti l’Atelier 17 di S.W. Hayter. Ritorna a Roma nel 1978 e lavora alla Calcografia Nazionale. Dal 1987 è docente alla Cattedra di Incisione dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, prima di passare sulla stessa cattedra all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove tuttora insegna. Ha esposto all’University of Georgia di Altanta nel 1978, al Centro George Pompidou di Parigi nel 1983, alla Biennale internazionale della grafica di Lubiana nel 1995, alla Fortezza del Belvedere di Firenze nel 1989.

                       Ha realizzato anche libri d’artista, installazioni, performance dove viene privilegiato il materiale cartaceo. Anche in pittura si avverte la sua predilezione per questo materiale e la sua vocazione per l’incisione. L’impiego di lastre di zinco graffiate ed incise assieme alla carta stampata con diverse morsure e tecniche calcografiche conferisce alla sue opere un carattere di  corporeità leggera  anche se di forte impatto cromatico.

ANNA ROMANELLO

Le soleil couchant embrasse l’horizon, 1996

tecnica mista su zinco, cm. 150X125

 


 

 

GIUSEPPE GALLO è nato a Rogliano (Cs) nel 1954; vive a Roma e a Massa Martana (Pg). Lasciata la Calabria nel 1976, nel 1983 dà vita assieme ad altri artisti italiani al gruppo romano di San Lorenzo, in pieno clima di nomadismo culturale conseguente alla Transavanguardia, delineando così una prospettiva di attraversamento delle poetiche della modernità, fuori da schemi e da categorie come quelle di astratto e figurativo Nell’’85 è invitato alla Biennale di Parigi e l’anno dopo a quella di Venezia ed espone regolarmente alla Galleria Sperone di Roma e alla Sperone Westwater di New York. E’ presente negli anni Novanta alla XLIV Biennale di Venezia (1990), alla L.A Louver a Los Angeles (1990 e 1993), all’ARCO di Madrid (1991), al Museum Moderner Kunst di Vienna (1991),  XIII Quadriennale di Roma (1999) e al Palazzo delle Esposizioni di Roma (2000).  Due sue opere sono al Museum of Modern Art di New York.

GIUSEPPE GALLO

Candida

olio su tela, 160x116

 


 

 

FRANCO FLACCAVENTO è nato a Comiso (Rg) nel 1945, risiede a Cosenza dagli anni Settanta. Il suo itinerario artistico attraversa la neo e postavanguardia. Ha vissuto la stagione dell'impegno politico e ne ha raccolto il senso morale. Negli anni Ottanta, in rapporto di collaborazione con poeti e musicisti, produce l'esperienza interdisciplinare "Quadri per una esposizione" al Teatro Rendano di Cosenza. Nel 1999 espone al Columbus Center di Toronto e nel 2000 alla Gallery 7 sempre di Toronto. C'è nell'arte di Flaccavento l'atteggiamento di chi ricerca la profonda sapienza della natura piuttosto che il racconto trasfigurato del vissuto. Negli anni più recenti la riflessione è tesa a ripensare l'opera in termini di processo referenziale dei continui spostamenti di senso, in un nostalgico vagheggiamento di una condizione aurorale del mondo.

 

 

FRANCO FLACCAVENTO

Il canto di sole, 1989

tecnica mista su tela, cm 140x140

 


 

GIULIO TELARICO è nato a Cosenza il 1949. A partire dagli anni Ottanta l'attenzione al dettaglio si focalizza sugli elementi decorativi., attraverso una gestualità libera e controllata,  che porta ad piacevole neo-decorativismo.  Con gli anni Novanta, la sua produzione sviluppa il rapporto tra decorazione e pittura  facendosi  meditazione sul segno, sul gesto, sul colore. L’attenzione macroscopica verso il particolare si evolve verso grandi segni primari che campeggiano assieme a forme stilizzate su grandi superfici monocromatiche  dalle tinte accese. Ha esposto  al  Palazzetto dell'Arte di Foggia nel 1986, al Castello Aragonese di Taranto  e alla Promotrice di Belle Arti di Napoli nel 1987 e al Premio Michetti di Francavilla a Mare nel 1990.

 

GIULIO TELARICO

Luce-ombra, 2004

acrilico su carta a rilievo rintelata, cm 110x160


 

 

 

ALFREDO PIRRI nasce a Cosenza nel 1957, vive e lavora a Roma, dove si è diplomato all’Accademia di Belle Arti. Ha esposto alla Biennale di Venezia, Aperto 1988; Minimalia, PS1, New York ,1999; “Via d’Ombra “ a Villa Medici, Roma, 2000; Biennale d’arte contemporanea de l’Havane, 2001. Ha insegnato presso la “Bezalel Academy” di Gerusalemme (Israele) e l’Accademia di Belle Arti di Lione (Francia).

ALFREDO PIRRI

Ratto d’Europa, 1996

acquerello e china su carta, cm 200x135

 Il “Ratto d’Europa” fa parte di una serie di sei tavole che compongono il progetto per la scultura in rame brunito collocata a Torre Pellice, Torino. Esposta nella mostra “Pax” alla Galleria Tucci Russo di Torino (nov. 1996 – mar. 1997) l’opera vuole “offrire tanti punti di vista quanti sono i possibili spostamenti di un corpo nello spazio, senza gerarchie fra essi” ad “abbattere la linea verticale puntata contro il cielo, come un dito che di volta in volta indica o accusa”.

 


 

GIANCARLO CAUTERUCCIO è nato a Cosenza e vive a Firenze. Regista, scenografo e artista visivo. Fonda Krypton, formazione multimediale che pratica un tipo di teatro-performance incentrato sull’impiego spettacolare del laser e delle tecnologie elettroniche. Ha all’attivo, oltre ad una nutrita attività teatrale, produzioni video e realizzazioni di videoinstallazioni, con annes­sa attività seminariale presso Università italiane e straniere. Il suo Teatro di Luce, gli ambienti video, le performances sul paesaggio appartengono ad una sperimentazione avviata fin dalla fine degli anni '70. Sue opere sono state presentate nei maggiori teatri italiani e in capitali quali New York, Mosca, Oslo, Berlino. Negli ultimi anni Cauteruccio sta lavorando sul dialogo tra la parola, il corpo e il luogo.

 

 

GIANCARLO CAUTERUCCIO

Corpo di luce

stampa in cibachrome su legno, cm 180x100

 


 

 

TARCISO PINGITORE è nato a Luzzi (CS) nel 1952 dove risiede. Artista di temperamento riflessivo, riversa nelle sue opere la forte  tensione mentale che sempre lo sostiene.  Non sfuggono alle sue riflessioni sull’arte (Pingitore si interessa anche di critica d’arte) le esperienze internazionali coeve ai suoi esordi. Sono gli anni della Pop art, dell’arte Povera, del Concettuale assimilati e filtrati da una personale cifra estetico-sociologica che è lo “scarto” su cui si fondano molte sue interessanti opere.

Partecipa nell’ 80 alla mostra “ Dis/ Ambient/ Action-3” all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Espone  nel 1980 al Centro Vidicon di Milano nella mostra “ Cronaca: lo spazio sot-tratto”; nel 1981 “Cinque anni di ricerca informale in Calabria, Badia forense, San Giovanni in Fiore (CS). Nel 1983 “L’erranza poetica” Concrega di S. Maria Maggiore, Taverna, (CZ). Nel 1988 personale alla Galleria d’Arte “Gruppo” 10, Roma. Personale nel 1990 “Come Arte” Museo nazionale della Scienza e della Tecnica, Milano.  1991 Im-magìa , personale alla Juliets’ Room Galleria d’Arte Trieste. Nel 1994 “ Arte Fiera” , New York.  Nel 1997 “Nel segno del dono” , Castello Svevo, Cosenza. Nel 2000 “Documentary” Centre of Contemporary Art, Bayswater ( Australia). Nel 2002 personale al Centro “ Di Sarro” di Roma.

TARCISIO PINGITORE

Ciao Tarcisio ! - 1979

calco in plastica, cm 12x22x15


 

ANELLI SALVATORE è nato a Comiso (Rg) nel 1951, risiede a Rende. Ha iniziato negli anni ’70 con una pittura ludica e giocosa , a tratti ironici. Perviene, negli anni ’80 all’uso di materiali pittorici ed extrapittorici, che accumulandosi in maniera stratificata determinano un fare sacrificale di tipo esistenziale. Successivamente la sua ricerca è stata finalizzata al recupero degli scarti della civiltà contemporanea, colti nella loro essenza più intima.

Negli anni ’90 l’esperienze sono legate ad un arte senza ipotesi, essenza tragica della modernità e reale conseguenza di un’archeologia del presente. Successivamente, l’opposizione tra la materia e il segno danno origine a organismi  in evoluzione, che nel prendere forma invadono lo spazio.

Tra le tante partecipazioni ricordiamo: 1983 L’Erranza poetica , omaggio a Mattia Preti Taverna (CZ). 1992 “ Installazioni sceniche per “Cani Randagi” e  “ L’Edipo di Sofocle “Teatro dell’Acquario”, Cosenza. 1993 “Il solco del tempo”, Laboratorio Dadodue, Salerno. 1996 ”Un certain regard”,  Centro storico Cosenza. 1998 “ Summertime”una stagione dell’arte, Casa delle Culture, Cosenza. 1998 Installazione scenica per “ Il velo e la sfida- Tommaso Campanella e l’arte della dissimulazione onesta” Teatro dell’Acquario, Cosenza.Ha intessuto rapporti di collaborazione con il teatro dell’Acquario di Cosenza.

SALVATORE ANELLI

In-forme. Accumulazione, 1998,

tecnica mista su tela, 7 elementi  di cm 240x21

 


 

                       

             FIORENZO ZAFFINA è nato a Lamezia Terme. Frequenta il Liceo Artistico prima a Reggio Calabria, poi a Roma ed infine consegue il diploma a Catanzaro. Dopo è di nuovo a Roma. S’iscrive alla facoltà di Architettura ma allo stesso tempo intraprende l’attività giornalistica. Lavora all’ "Unità" come grafico. Per circa due anni è cronista e va a scavare nel sottosuolo della capitale. Torna a fare il grafico, continua gli studi universitari, s’iscrive all’Accademia di Belle Arti e frequenta la Scuola Libera del nudo.

Infine approda all’Espresso. Disegna le copertine del settimanale per molti anni prima di passare all’edizione on line. Il  suo lavoro creativo ha perciò un’appendice nello studio situato nel cuore di San Lorenzo. Qui assembla oggetti, lattine, tubi, residui meccanici. Incomincia a metà degli anni Novanta a scavare nei muri, a fare opere-installazioni con queste “ferite” nell’intonaco. Nel 1995 realizza “I nuovi mostri” in un muro dei giardini di Bomarzo, nel 1996 scava “Fiore di muro” nella galleria “L’Attico” di Fabio Sargentini a Roma.  Vengono poi “Skreek” a Officina Italia a Cesena e  nel 1999 “Inondazioni” alla Galleria Comunale d’arte Moderna e Contemporanea di Roma. Infine nel 2000 a Catanzaro l’intervento in una piazza e la grande mostra al San Giovanni.

FIORENZO ZAFFINA

4CDR , 1999

Scavo su poliuretano espanso

cd-rom, colori fluorescenti, cm 201,5 x 100 x 10


 

               TONI FERRO è nato a Napoli nel 1936 ed è morto a Catanzaro nel 2004. Si è formato presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ha frequentato il corso di Scenografia. Nel 1973 si trasferisce in Calabria ad insegnare scenografia all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, di cui è stato  direttore dal 1983 fino al 1998. Ha tenuto seminari di studio alla facoltà delle Arti della Rhode lsland of Design a Providence negli Stati Uniti. Dal 1969 opera nel campo della scenografia (ha lavorato con Eduardo De Filippo e Vittorio Viviani) e del teatro (tra l'altro “Sipario” con Julian Beck, Napoli, 1969; “Comportamentale e Antropologica” al Centro Gorge Pompidou di Parigi.  E del 1986 il suo progetto “Una torre elettronica per la pace nel mondo”, Catanzaro      

            Scenografo, artista antropologico, “esploratore poetico”. “La ricerca artistica di Ferro – scrive Mauro Minervino - si nutre di questa matrice di globalità originaria che scaturisce proprio dalla cultura popolare e dai suoi segni gravidi di memoria e di senso”.

TONI FERRO

Quo Vadis, 2001

oggetto-insieme (con elementi di marmo,

vetro, cristallo, ossidiana, ceramica, ferro),


 

              GIAMPIERO ARABIA è nato a Rogliano (Cs) nel 1965. Dopo gli studi liceali a Cosenza nel 1983 si trasferisce a Roma per conseguire nel 1988 il baccellierato in Sacra Teologia presso la Pontificia Università Urbaniana. Ha studiato Architettura all’Università La Sapienza di Roma. E' sacerdote della diocesi di Cosenza­ - Bisignano e insegna Religione cattolica presso il Liceo Artistico “A. Savinio" di Roma dove vive e lavora. Si interessa di arte e architettura realizzando diverse opere di arte sacra in Chiese italiane e straniere. Suoi sono i mosaici della Chiesa di S. Cleto a Roma e le decorazioni parietali della Chiesa di San Luca sempre a Roma. In Calabria ha eseguito opere nella Chiesa di S. Nicola e S. Aniello a Cosenza, nella Chiesa di S. Pietro a Rogliano e nella Cappella dell’abate Gioacchino a San Giovanni in Fiore. Suoi lavori sono in chiese di Toronto, Budapest e della Croazia.

              In pittura predilige il paesaggio urbano, caotico e ricco di segnali, trasfigurato in visioni sfaccettate e dinamiche, dai toni diafani e cangianti. La realtà viene intrecciata con forme geometriche che scompongono gli spazi e frantumano la luce.

GIAMPIERO ARABIA

Dialogo, 2001

oro e inchiostro su tela, cm. 141X90


 

              PAOLO PANCARI DORIA è nato a Catanzaro nel 1950. Si è formato nella locale Accademia di Belle Arti, dove attualmente è docente di Decorazione;  vive e lavora tra la città e Squillace.

              I primi anni dell’attività artistica di Pancari sono caratterizzati dall’avventura informale. L’attuale produzione si basa sulla rappresentazione mitica del pensiero per immagini, di un presente letto attraverso il passato. Il mito, il rituale, il magico assurgono a nuovi protagonisti della creazione poetica. 

PAOLO PANCARI DORIA

Il sogno di donn’Angelina, 1992

tecnica mista, cm 140x33x33  

 


 

 

ANTONIO PUJIA VENEZIANO è nato Monterosso Calabro (Cz) nel 1953, vive e opera a Lamezia Terme. Sin dalle prime esperienze artistiche la sua attenzione è rivolta all’astrattismo segnico e gestuale a cui anche la fisicità della materia si piega, smaterializzandosi in tracce  calligrafiche dal forte potere evocativo. Attento ricercatore di linguaggi giocati  sull’abolizione dello scarto che separa l’immagine dalla realtà, Pujia approfondisce la sua ricerca, che si rivela un sempre più attratta dalle magiche atmosfere.

Fra le sue tante partecipazioni ad iniziative espositive, spesso con installazioni, ricordiamo: “Senza Titolo” al Centro Di Sarro, Roma e “La costellazione del Centauro” all’Expo Arte di Bari nel 1987; “Scribble. Alle origini del segno” al Chiostro di S. Domenico a Lamezia Terme; “Le vie dell’astrazione” ancora all’Expo Arte di Bari nel 1989; “Protosegni” allo Studio Veder di Milano del 1990; “Pantareismo” al Club D’Ars di Milano nel 1991; “Il Cielo della Pittura” allo Spazio 92 di Milano nel 1992. Nel 1994 partecipa  a “360 E-venti” presso la Galleria Pino Molica a Roma e New York ed è invitato alla rassegna “You Get What You See” che fa tappa a Spoleto, Roma e Campobasso. Nel 1992 ottiene la borsa di studio "Progetto Civitella d'Agliano" (VT), prendendo parte al Simposio Internazionale riservato ad artisti europei. Alla fine degli anni Novanta fonda a Lamezia Terme Aleph Arte, un centro di documentazione per l’arte contemporanea. Si interessa anche di ceramica artistica.

ANTONIO PUJIA VENEZIANO
Grande tempo grave, 1994
tecnica mista su tela, cm 200x160
 


 

 

PIETRO PERRONE è nato a Diamante (Cs) nel 1956. Vive e opera a Maccarese Fiumicino vicino Roma. Ha completatoi gli studi all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 1986 è invitato a “Futura. Una nuovissima generazione nell’arte italiana” alla Fortezza Medicea di Siena; nel 1987 allestisce una sua personale  alla Galleria L’aire du Verseau a Parigi ed espone all’Arco di Rab a Roma.

“Perrone – scrive Achille Bonito Oliva – arriva alle sue calme stesure mediante l’applicazione di un doppio metodo, che non insiste su una progettualità fredda semmai su di una fondata sull’azione sistematica  di gesti metodici e mai ripetitivi. Questo non è una contraddizione, semmai un arricchimento del processo creativo. Infatti le forme sono sempre diverse tra loro, non soltanto nell’impianto m anche nel risultato. Una costante accompagna dette forme, una calma tensione distendersi sulla superficie e ad accennare un movimento verso i bordi. Questo significa la necessità di creare una dialettica tra il dentro e il fuori dell’opera”.

PIETRO PERRONE

Bianco lindura, 1999

olio su tela, cm.100X70


 

 

 

SALVATORE DOMINELLI è nato a Serra S. Bruno (VV) nel  1954. Vive a  Roma dove ha studiato all’Accademia di Belle Arti.  Nel 1991 espone a "Dugento" all’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco in California. Nel 1985 è invitato a "Futura. Una nuovissima generazione nell’arte italiana” alla Fortezza Medicea di Siena; nel 1986 espone a "8 Proposte 8" all’Expoarte di Bari; nel 1991 alla Sala 1 di Roma; nel 1993 alla Galleria dei Banchi Nuovi di  Roma. Nel 1996 viene invitato alla Quadriennale di Roma.    

“La memoria di strutture architettoniche medioevali o rinascimentali – scrive Enzo Santese - diventa cadenza di uno spazio teso tra la pellicola superficiale del colore e la profondità, realizzata con sovrapposizione di strati nella stesura. La pittura di Dominelli è un sapiente dosaggio di mestiere antico - recuperato attraverso uno studio meticoloso - e di poetica dislocazione delle trasparenze che fanno vibrare un mondo aperto sulla visione della storia personale dell’autore. Gli elementi figurali giacciono sulla soglia di una riconoscibilità a volte appena accennata, grazie a pochi tratti disposti con un repertorio gestuale rispondente a una precisa strategia operativa. La costruzione dell'immagine si fonda su moduli (la mezza luna, la finestra) che ritornano a occupare una funzione di corpi sospesi nel magma di una sensibilità multiforme, mentre la velatura induce l'occhio all'attraversamento di profondità costruite su levità cromatiche di intonazione calda”.

 

 

SALVATORE DOMINELLI

Riazano,

tecnica mista su tela, cm 135x100,

 


 

 

SERGIO RUFFOLO (Cosenza 1916 - 1989). Affermato  grafico pubblicitario ed editoriale, crea e progetta innovative griglie tipografiche per le testate dei più importanti quotidiani e periodici. Le ristrutturazioni grafiche studiate e proposte da Ruffolo hanno dato un incisivo contributo d’innovazione tale da incidere positivamente nell’aumento di tiratura del giornale. 

Dal 1955 al 1960 cura importanti campagne pubblicitarie per la RAI, per l’AGIP.  Crea marchi e logotipi per Società ed Enti. Particolare rilievo acquista la creazione di originali carte da gioco per collezionisti e promozionali.  Dagli anni ’70 in poi  idea e realizza campagne pubblicitarie per partiti, per la sicurezza stradale e per banche. Ha creato numerose sigle di presentazione  dei programmi televisivi. I suoi interessi non si limitano al campo grafico e progettuale, ma si estendono ai diversi modi di espressione: dalla pittura alla scultura, alla ceramica ai gioielli.

La sua pittura, gradevole e accattivante, ha origine nel linguaggio futurista, con riferimenti alla pittura colta e di citazione. I temi privilegiati da Ruffolo sono le rivisitazioni storiche del Rinascimento, i gufi, cervelli e stilemi. I suoi lavori sono conservati negli archivi storici della pubblicità e in collezioni private.

 

 

SERGIO RUFFOLO

La corsa, 1975

acrilico su tela, cm. 90X100

 


 

 

FRANCESCO GUERRIERI è nato a Borgia (CZ) nel 1931, arriva a Roma nel 1939. Entra subito in contatto con gli artisti del tempo: Giancarlo Galante, Francesco Trombadori, Carlo Levi e soprattutto lo scultore Ercole Drei, di cui sposerà la figlia Lia, anche lei pittrice.

Ma le prime affermazioni di Guerrieri sono degli Anni Sessanta con il Gruppo 63 e poi con lo Sperimentale P. (che sta per Sperimentale Puro), una sorta di “laboratorio”, che partendo da una dichiarazione di poetica sulla percezione visiva e sull’arte astratta, si impone all’attenzione di critici brillanti come Palma Bucarelli, Nello Ponente, Giulio Carlo Argan, Filiberto Menna, Corrado Maltese, Giorgio De Marchis, Germano Celant. Mentre imperversa la Dolce Vita e dall’America arriva la Pop Art, Guerrieri rappresenta l’“altra” faccia della ricerca artistica di quegli anni. Predica la necessità di un’arte basata sulla percezione, applica la psicologia della forma (la gestalt), costruisce strutture primarie, studia il linguaggio visivo. E’ il 1964 quando  viene pubblicato “Quaderno 1964”  con la dichiarazione di Sperimentale P. supportata da scritti teorici di vari autori.

“Trovo molto chiara e costruttiva la dichiarazione di poetica. – scriveva allora Argan – Il fatto importante è che, oggi, l’artista non si sente più uno che vede le cose da un suo punto di vista e comunica agli altri questa sua singolare scoperta. L’artista è uno che vede ‘meglio’ perché conosce le strutture e le tecniche della percezione.”

FRANCESCO GUERRIERI

Ritmo, B2, 1964

acrilico e fili di nylon, cm 100X120

 


 

 

ALDO TURCHIARO è nato nel 1929 a Celico (Cs); nel 1950 a Roma incontra Renato Guttuso, col quale instaura un’amicizia ed una frequentazione assidua: ne derivano opere neorealiste, con figure contadine, ma anche animali domestici. Tra il 1956 e il 1958 i temi predominanti sono girasoli, paesaggi del sud, figure sul tram. Negli anni successivi predilige il tema del rapporto conflittuale fra natura e tecnologia e verso la fine degli anni Sessanta guarda con interesse alla pittura di Léger.

Il 1955 partecipa alla Quadriennale di Roma, che lo vedrà presente anche nelle edizioni dal  1960 al 1965. E’ del 1978 la sala personale alla Biennale Internazionale di Venezia. Ha insegnato pittura presso le Accademie di Belle Arti di Firenze, Milano e Roma.

 

 

ALDO TURCHIARO

Planando, 1978

olio su tela, cm. 80X90

 


 

 

 

FRANCO TOSCANO è nato Cosenza nel 1933 dove vive. Ha esposto a partire dal 1959 in rassegne nazionali ed internazionali, quali  Le Salon des Nations a Parigi, nel 1982; il Cultur Day, nella ricorrenza del V Centenario della Nascita di Raffaello Sanzio, a Tokyo nel 1983; al S.E.A / Salone del Disegno e della Grafica italiana contemporanea di Hong Kong, nel  1986.

La sua pittura si colloca – come gli scrive  Andy Warhol - nell’ambito dell’ “European movement of the New Image”; partendo da Matisse e Picasso Toscano costruisce immagini deformate in chiave postmoderna, affrontando temi di denuncia sociale con spirito graffiante e garbata ironia. 

FRANCO TOSCANO

Il Risveglio delle Erinni, 1969

olio su tela, cm 200x140

Il Risveglio delle Erinni è un'invocazione alle Erinni, o Furie, divinità greche protettrici dei diritti e dell’ordine della famiglia, perché si sveglino dal lungo letargo risorgendo dal sottosuolo dove l'uomo da tempo le ha relegate, insorgendo in difesa dell'Umanità sofferente, contro ogni guerra e contro le Forze del Male nella realtà odierna.

 


 

 

            NUNZIO SOLENDO è nato a Reggio Calabria nel 1937. Vive a Roma dove opera come pittore, incisore progettista e docente di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti.  Negli anni Sessanta  si indirizza ad una pittura di impegno sociale e di reportage urbano, dando vita a quel filone della Nuova Figurazione fatto di forme realistiche rivisitate in chiave fantastica. Descrive la città capitolina, i suoi monumenti, le icone del realismo urbano in una pittura sempre più ipperealista dai toni levigati che denuncia la crisi della città. Negli anni Ottanta Solendo si inserisce nel vivo delle problematiche artistiche della post-modernità in un rimescolamento dell'antico con il  moder­no.

            Nel 1961 e nel 1974 espone al Musée d’Art Moderne di Parigi, nel 1965 al Palazzo delle Esposizioni di Roma, nel 1970 al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, nel 1986 alla Quadriennale di Roma, nel 1988 a Palazzo Strozzi di Firenze, nel 2003 al MACRO di Roma

NUNZIO SOLENDO

Al servizio della produzione – ritratto, 1965

tecnica mista su tela, cm 130x90

 


 

 

 

            GIOVAMBATTISTA SALATINO è nato a Pedace (Cs) nel 1939 ed è morto a Roma nel 1998. Ha avuta una svolta importante nella sua formazio­ne artistica, quando nel ‘68 l'incontro con Emilio Vedova alla Sommer Akademie di Salisburgo lo avvia alla ricerca astratto-concreta. Da allora ha rivolto i suoi interessi ad una figurazione trascurata che si addentra nei motivi urbani, negli aspetti della quoti­dianità colti nell’immagine del metrò, di una pattinatrice o di un giocatore di bowling.

            “E’ raro oggi - scrive Antonio Del Guercio nella motivazione dei Segnalati Bolaffi ‘80 - il tipo di stravolgimento critico-visiona­rio che Salatino insegue in una tenace ricerca: e che si affida non ad acutezze iconografiche, post-dechirichiane o post­surrealistiche, ma che piuttosto interviene sottilmente dentro la normale apparenza d’una dimessa ferialità urbana. Dentro, cioè, torcendone le torme, muovendole ri­spetto ai loro assi secondo strane e aber­ranti prospettive che ne rivelano, dietro la normalità, una stranezza celata, un valore d’irruzione, quasi un trasalimento  as­sieme al proprio stupore, d’una ironia leg­germente amara che, anch'essa, non è troppo consueta nella pittura di questi anni”.

GIOVAMBATTISTA SALATINO

Giocatori di bowling con pattini, 1981

tecnica mista su tela, cm 227x142


 

1 giugno 2005 - Presentazione del CATALOGO del MAON

(integrato con le ultime acquisizioni  : Nicola Carrino - Carmine Di Ruggiero - Luciano Caruso - Bruno Ceccobelli  - Giulio De Mitri - Marlis Nussbaumer - Alejandro Garçia ) 

 

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