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“Il Quotidiano”- 14 maggio 2006

CHE FRETTA C'ERA ?

 

 

                                                                                                                              (foto Tosti)

Che fretta c'era ?

Siamo ormai alla beffa,  all’irriguardoso sberleffo ai cosentini e alle tradizioni culturali di una città.

Il Mab si sgretola, si decompone. Due sculture, fra le più prestigiose della raccolta, l’Ettore e Andromaca di Giorgio De Chirico e il Cardinale di Giacomo Manzù sono state improvvisamente asportate dai loro precari basamenti e restituite ai fratelli Bilotti perché è scaduto il contratto di comodato d’uso con cui erano state concesse alla città.

Le sculture erano state collocate frettolosamente nel  tratto di corso Mazzini assieme ad altre, pochi giorni prima della caduta della giunta Catizone, con basi fatte di assi di legno, senza illuminazione e senza misure di sicurezza adeguate.

Ma che fretta c’era se non c’erano le condizioni per farlo? E perché, poi, questa concessione in comodato d’uso per tre mesi? A parte il fatto che l’istituto del comodato d’uso ha ragion d’essere per periodi abbastanza lunghi, di almeno tre anni, che bisogno c’era di burlare la città con una donazione simulata, senza avvertire che si trattava, almeno per queste due opere, di un semplice prestito? Che senso ha forzare una situazione se tutto è poi improvvisato, raffazzonato, precario?

Si consuma oggi il triste e conseguente epilogo di una dissennata conduzione dell’intera operazione museo all’aperto, che, già in altra occasione (v. Il Quotidiano del 3.4.2006) avevamo stigmatizzato per mancanza di progetto culturale, di indirizzo storicio-critico, di precise competenze e professionalità. Aveva replicato l’ex sindaco Eva Catizone sostenendo che l’indirizzo avrebbe dovuto darlo, appunto, l’assessore Enzo Bilotti, fratello del donatore, nominato all’uopo. Ma un museo non è diretto e organizzato dall’assessore, al quale compete dare l’input e l’indirizzo politico. Occorrono, invece, diverse competenze (fondate su esperienze pregresse) di ordine storico-artistico,  ma anche sul piano del management culturale, in materia di legislazione dei beni culturali e con cognizioni di museologia  e museografia. Tutto ciò è mancato al Mab, che paga ora il prezzo dello spontaneismo e del velleitarismo.

Prima di aprire al pubblico il Museo e di accogliervi le statue bisognava garantire al donatore e alla città tutti i requisiti, che deve avere una struttura museale, sia essa al chiuso che all’aperto. Così accade per i Musei seri in ogni parte del mondo, non capisco perché a Cosenza dovrebbe essere diverso.

Ora il rischio è che anche le altre opere possano essere revocate da Carlo Bilotti, che mi pare abbia fatto includere nell’atto notarile di donazione alcune clausole in tal senso. Sinceramente non me la sento di biasimare il mecenate cosentino-americano, che ha chiesto garanzie di completamento, sicurezza e rispetto degli accordi.  Ma là dove ha fallito la giunta Catizone, potrà e dovrà intervenire la nuova Amministrazione comunale, che uscirà dalle elezioni del 28 e 29 maggio prossimi, riprendendo il progetto nelle sue linee guida, organizzando il museo come si deve, indirizzandolo nelle sue scelte culturali e artistiche, disponendone un allestimento adeguato, promuovendolo presso la cittadinanza e i turisti.

Cosenza, se vuol essere città europea, non deve  assistere passivamente ad una ennesima occasione mancata, ma deve essere seria e reagire con orgoglio alla strisciante cultura della vanità.

tonino sicoli              

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