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“Il Quotidiano”- 21 maggio 2006

Cultura e Aree Urbane

PROGETTAZIONE POLITICA, QUESTA CI VUOLE

 

 

 

          

                                            Il MAON di Rende              con Sandro Principe - Assessore alla Cultura      Regione Calabria          

Cultura e Aree Urbane

PROGETTAZIONE POLITICA, QUESTA CI VUOLE

 

L’altra sera al Museo del Paesaggio al Parco Storico di Vadue di Carolei si è dibattuto di beni culturali con il candidato a sindaco di Cosenza Salvatore Perugini e il capolista dei DS Franco Sammarco. Si è parlato d’arte, di musei, di politiche culturali non solo di Cosenza ma dall’intera area urbana.

Si è detto della possibilità di far sistema o di mettere in rete Cosenza e i paesi dell’hinterland, riconoscendo principalmente a Rende, ieri con Sandro Principe domani con Umberto Bernaudo, un ruolo di riferimento in materia di politiche culturali consolidate (oltre un quarto di secolo!), con il suo ben tenuto centro storico, con i suoi tre musei funzionanti, con la sua capacità di conciliare la salvaguardia del patrimonio storico con il progetto della città nuova.

Dalla sinergia fra le nuove amministrazioni di Cosenza e di Rende, ma anche degli altri paesi che fanno corona alla città dei Bruzi, può nascere una nuova strategia culturale condivisa, che può rendere forte l’offerta culturale dell’intera area.

Oggi a Rende operano tre strutture espositive pubbliche: il Museo Civico, nato nell’1980 con una raccolta di dipinti del XVII e XVIII secolo e una sezione folklorica, il MAON, Museo d’arte dell’Otto e Novecento istituito nell’alveo del Centro “A. Capizzano” (attivo dal 1997), il Museo del Presente, luogo della cultura “immateriale” aperto nel 2004.

Qui si è intrapresa in tutti questi anni una politica culturale rivolta da un lato alla riscoperta e documentazione della storia locale dall’altro alla produzione di mostre-evento di grande portata almeno nazionale, come le retrospettive di Mimmo Rotella (la prima istituzionale in Calabria) e di Achille Capizzano, l’antologica dei futuristi Antonio Marasco ed Enzo Benedetto, le monografiche dei contemporanei Luigi Di Sarro e Giuseppe Gallo, le rassegne Moderno Estremo (con opere di Warhol, Beuys, Nitsch, Fontana, LeWitt, Kounellis, Boetti, Pascali, De Dominicis, Paladino) e Caro Novecento (con opere di Carrà, Campigli, de Pisis, de Chirico, Manzù, Morandi, Severini, Sironi) e quelle sulla pittura napoletana dell’Ottocento incentrate sulle figure dei calabresi Andrea Cefaly e Rubens Santoro. Senza dimenticare la mostra su Mattia Preti tra la Calabria e Malta, e quella sui Pittori del Seicento in Calabria. Da Rende è partito un processo di coinvolgimento e cooperazione con altri enti territoriali, che da alcuni comuni della provincia di Cosenza si è esteso a Lamezia Terme e alla città di Catanzaro.

Ci si è, così, poco alla volta accreditati anche nei circuiti nazionali, facendosi apprezzare per la valenza scientifica delle proposte (che si sono avvalse sempre di firme autorevoli come quelle di Renato Barilli, Enrico Crispolti, Achille Bonito Oliva, Maurizio Calvesi) e la cospicua attività editoriale. Attualmente il MAON vanta una raccolta permanente di oltre duecento opere di artisti del Novecento, con una sezione di arte contemporanea in Calabria. 

A Cosenza solo nel 2003, per opera della soprintendenza per il Patrimonio artistico della Calabria, diretta prima da Rossella Vodret e poi da Salvatore Abita, è stata finalmente aperta al pubblico la Galleria Nazionale di Palazzo Arnone con la sua collezione permanente (dalla Stauroteca, all’icona della Madonna del Pilerio, ai Mattia Preti e ai Luca Giordano) e con le mostre temporanee dei Capolavori della Collezione Carime, di Gregorio Preti, di Umberto Boccioni, di Alighiero Boetti.

Le strutture a gestione comunale, invece, sono a Cosenza in stato di crisi, nonostante le dichiarazioni e i tentativi degli amministratori di turno: la Casa delle culture funziona più come centro d’accoglienza per iniziative esterne e d’aggregazione sociale, che non di produzione culturale vera e propria; la Biblioteca Civica versa in gravi condizioni di sussistenza; il Museo Civico, con la sua importante raccolta di reperti archeologici è chiuso da anni e non si è mai riusciti ad alloggiarlo nel Complesso monumentale di Sant’Agostino futuro Museo dei Bretti, che è stato finora usato solo per la mostra dei dipinti della Collezione di Carlo Bilotti, da Picasso a Warhol; per il Museo all’aperto si è detto abbastanza in questi giorni e la confusione in cui versa con esiti incerti, la dice lunga sulla sprovvedutezza con cui si è agito sotto l’amministrazione Catizone.

Intanto l’assessore regionale alla cultura Sandro Principe sta già operando con successo per rilanciare i musei calabresi, con un progetto di Museo delle Arti Visive, nonché con un nutrito programma di mostre-evento partito con la grande mostra di de Chirico a Catanzaro.

Si tratta ora di pensare per il prossimo futuro ad una concertazione delle iniziative, con un raccordo fra le amministrazioni della conurbazione, in una strategia comune che sia in grado di offrire prodotti culturali di qualità e che sappia dare continuità all’azione.

Troppo spesso si crede erroneamente che la cultura sia solo l’ambito delle idee e delle opinioni e che i chierici del sapere, della poesia e della bellezza debbano stare in un olimpo dorato, senza contaminarsi col fare. Ma se all’intellettuale può essere concesso di essere un visionario, agli artefici della politica culturale non può permettersi di essere oltremodo fantasiosi, specialmente se si assumono responsabilità amministrative e di governo pubblico. La collaborazione basata su esperienze pregresse, l’assunzione di un bagaglio politico ma anche di competenze e di capacità progettuali, possono creare una felice combinazione di intelligenza nel teorizzare e bravura nell’operare, per gestire al meglio situazioni che per loro natura sono complesse e correlate.

Bisogna, allora, saper coordinare l’intervento pubblico e interagire con tutti coloro che sono portatori di credibilità e che condividono i principi di una cultura partecipata, seria, fattiva. E che sappiano affrontare i problemi della cultura non con interventi velleitari e parcellizzati, ma in maniera globale, con un disegno unitario dei beni e dell’azione culturale.

Strutture museali e programmi culturali devono essere sottratti alle logiche dell’effimero e dell’improvvisazione, per rientrare in programmazioni a medio e lungo termine. Tante iniziative muoiono sul nascere, perché non sono strutturate, organizzate, gestite con professionalità e investimenti pianificati. Il buon management culturale deve partire da un buon progetto politico, che non si preoccupi solo dell’avvio delle cose, ma che deve soprattutto prodigarsi per farle radicare e rendere durature.

tonino sicoli              

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