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Il Quotidiano della Calabria

11 agosto 2006

Avanzata la candidatura

IL CODEX PURPUREUS  FRA I BENI UNESCO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Codex Purpureus Rossanensis, capolavoro di arte miniata bizantina (V-VI secolo) gioiello del patrimonio artistico calabrese, potrà essere riconosciuto dall’UNESCO fra i beni eccellenti del patrimonio artistico mondiale.

La candidatura è stata avanzata a Rossano nel corso di un incontro fra l’arcivescovo  della diocesi Mons Santo Marcianò, il direttore del Museo Diocesano Mons Luigi Renzo e una delegazione del Club UNESCO della Provincia di Cosenza guidata dal presidente Enrico Marchianò, avviando così le fasi istruttorie che porteranno all’inclusione del rarissimo Codice miniato nel cosiddetto Registro della Memoria del Mondo.

Per la prima volta un bene culturale calabrese verrebbe così ad ottenere un riconoscimento da parte dell’UNESCO, che  individua in diversi modi le meraviglie del mondo: i siti Patrimonio dell’Umanità, i monumenti messaggeri della cultura di pace, il Registro della Memoria.

E’ ben strano che finora la Calabria sia assente da tutti gli elenchi e segnalazioni UNESCO a riprova non certo dell’assenza di eccellenze storico-artistiche, ma della scarsa contrattualità politico-culturale o dell’inerzia delle istituzioni culturali calabresi. Non ci sono, ad esempio, Sibari e Locri, e nemmeno i Bronzi di Riace, la Cattolica di Stilo, la Cattedrale di Gerace, il Battistero di Santa Severina; mancano fra i beni naturalistici il Parco del Pollino con i pini loricati e le fonti del Raganello, Tropea, la Sila e tante altre perle sulle coste e nell’interno. 

Il Codex Purpureus potrebbe rappresentare una svolta nel quadro della politica UNESCO in Calabria e dare l’avvio ad altri riconoscimenti.

Il Registro della Memoria del Mondo è stato istituito dall’UNESCO nel 1992 per raccogliere i documenti, i manoscritti e i  beni bibliotecari di maggior rilievo internazionale. Il processo per l’inclusione comincia con una richiesta formale da inoltrare al prestigioso organismo internazionale che deve valutare se il bene di cui si tratta ha davvero una importanza straordinaria per la storia dell’uomo in considerazione anche della sua rarità, del suo pregio e della sua fattura, se ha rilevanza sociale ed educativa, se ha il necessario carattere di rappresentatività di uno specifico periodo storico o luogo, se si presenta integro nelle sue parti e se è realizzato in materiali particolari.

E non si può negare che il Codex  purpureus abbia tutti questi requisiti.

Un comitato promotore di cui faranno parte i rappresentanti della Diocesi di Rossano, del Club UNESCO di Cosenza, della Soprintendenza, delle istituzioni culturali e degli Enti locali si farà carico di tutti i necessarie adempimenti richiesti dalla procedura.

Bisognerà attivare anche le dovute strategie della comunicazione per far meglio conoscere presso il grosso pubblico questo capolavoro che già richiama a Rossano migliaia di visitatori all’anno.

Il Codex Purpureus è un evangeliario greco del V-VI proveniente da Antiochia (oggi Antakya) in Turchia, ed è composto da 376 pagine con i vangeli di Matteo e Marco. E’ realizzato su pergamena purpurea, particolarmente usata per il suo pregio presso l’aristocrazia di Bisanzio, ed è scritto in lettere d’argento e oro (le prime tre righe di ogni vangelo). Il manoscritto è importante e unico al mondo per le 15 tavole miniate inserite quasi tutte nella parte iniziale dell’evangeliario e raffiguranti scene della vita di Gesù. Solo una tavola raffigura l’evangelista Marco. A far capire l’eccezionalità del codice rossanese basti pensare che il noto Codice Sinopense di Parigi è composto di 96 pagine con sole 5 miniature. Il Codex purpureus, di cui si hanno notizie certe a partire dal 1705, sarebbe stato portato a Rossano tra l’VIII-IX secolo da monaci melchiti per sottrarlo alle censure iconoclaste dei bizantini o alle invasioni arabe del Medioriente. Ma potrebbe anche essere stato donato alla Cattedrale di Rossano da qualche aristocratico della corte di Bisanzio trasferito in Calabria. Infatti Rossano, con i suoi monasteri basiliani e i suoi romitori, era centro importante di civiltà bizantina in occidente, con un ruolo eminente sul piano politico e religioso, tanto da essere considerata la Ravenna del Sud.

Per questo motivo l’evangelario purpureo costituisce il fulcro di un sistema culturale di riferimento, che con il Pathirion, la chiesa di San Marco e quella della Panaghia fanno di Rossano un sito unico nel suo genere da proteggere e valorizzare.

Intanto bisognerà prima di tutto riconsiderare la sistemazione e l’esposizione del Codex all’interno del Museo Diocesano rossanese. Questo autentico gioiello, infatti, dal oltre mezzo secolo è custodito in una teca blindata assolutamente inadeguata alla sua messa in mostra, essendo la visibilità possibile soltanto da un portello superiore, a mo’ di pozzetto, che non lascia fruire il raro pezzo in tutta la sua complessiva  bellezza. Il direttore del Museo monsignor Renzo, custode appassionato e studioso del Codex, ha attivato da tempo la Soprintendenza ai beni artistici, che ha assicurato il suo intervento, ribadito con forza in questi giorni dal soprintendente Salvatore Abita.

Anche l’assessore alla cultura della Regione Calabria Sandro Principe, artefice da tempo di una incisiva politica di promozione culturale in Calabria, ha confermato l’impegno della Regione nell’azione di rilancio di questa perla dell’arte calabrese. All’interno di questa strategia concordata di valorizzazione del patrimonio artistico regionale, il Codex purpureus dovrebbe trovare una sua centralità nella grande mostra-evento sui Capolavori d’arte in Calabria dal Medioevo al Novecento, che l’Assessorato regionale alla cultura realizzerà entro la fine del corrente anno in collaborazione con la Soprintendenza ai beni artistici.

Il Codex può essere l’emblema di un processo di sostegno e promozione che deve riguardare l’intero patrimonio culturale calabrese, a partire da una eccellenza storica riconosciuta per attivarne la conoscenza non solo presso gli specialisti e gli appassionati, ma anche presso il grosso pubblico, in regione e in ambito internazionale.

tonino sicoli  

Immagini del Codex Purpureus (dal sito www.calabria.org.uk)

 

 

 

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