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“Il Quotidiano”

 20 dicembre 2006

 

IL TESORO D’ARTE DI LUIGI LADAGA

 

 

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il manifesto

 

Luigi Ladaga

al MAON di Rende

 

 

con Tonino Sicoli

nella sua casa-studio

di Diamante

 

AL MAON DI RENDE LE OPERE DONATE DAL POLITICO COSENTINO

IL TESORO D’ARTE DI LUIGI LADAGA

Da oggi in mostra un’anteprima della collezione permanente

 

A circa un anno dalla scomparsa di Luigi Ladaga, uomo politico cosentino che ha legato il suo nome al socialismo italiano e a tante battaglie ideali, viene inaugurata stasera al Museo d’Arte dell’Otto e Novecento di Palazzo Vitari a Rende, l’anteprima della donazione di opere d’arte che il collezionista poco prima di morire ha voluto generosamente offrire al museo rendese.

Presenteranno l’evento Sandro Principe, assessore alla cultura della Regione Calabria, Umberto Bernaudo, sindaco di Rende, e Franco Sammarco, presidente del Consiglio Comunale di Cosenza e del Centro “A. Capizzano”, che gestisce Palazzo Vitari.

La mostra, curata da Massimo Di Stefano e allestita da Luigi Magli,  raccoglie solo una piccola parte dell’intera collezione, che conta oltre duecento opere.

Con una sessantina di opere viene offerto uno spaccato non solo dell’arte del XX secolo, ma si può ripercorrere anche un tratto importante della vita di Luigi Ladaga, che è stata segnata da intensi rapporti  intellettuali  e d’amicizia con alcuni artisti fra i più interessanti del secondo Novecento.

Ricordo la sua casa di Diamante, zeppa di quadri che erano disposti finanche sul soffitto, e che già con l’uscio d’ingresso firmato dallo scultore Nicola Carrino, accoglieva i visitatori introducendoli in uno studio interamente ideato da Mario Ceroli, altro grande scultore del legno fra i protagonisti degli anni Sessanta. Solo a casa dello storico dell’arte Maurizio Calvesi, in via dei Pettinari a Roma, mi era capitato di vedere un simile privilegio con uno studio griffato da Ceroli. A Diamante Ladaga era riuscito a creare una casa-museo, dove trascorreva gli ultimi anni della sua vita circondandosi di cose belle e di tanti ricordi, che lo riportavano alla lunga militanza socialista, al sodalizio con Pietro Nenni e Sandro Pertini e soprattutto a quello con Giacomo Mancini, di cui era stato stretto collaboratore prima al Ministero per il Mezzogiorno e poi al Comune di Cosenza, durante gli anni Novanta.

Ma in arte la sua predilezione oltre che per Ceroli e Carrino, era anche per Lucio Del Pezzo, altro suo amico di vecchia data. Si trattava di tre artisti profondamente diversi per il linguaggio usato e per l’impiego dei materiali: Ceroli maestro del legno di ascendenza pop e poverista, Carrino scultore minimalista del ferro, e Del Pezzo pittore di coloratissimi simboli metafisici.

Al MAON questa anteprima espone loro opere di grande pregio: c’è la porta di Carrino fatta di acciaio verniciato in argento e oro, preziosa e intrigante, misteriosa e sacrale; ci sono i profili lignei di Ceroli e, soprattutto, un fantastico cavallo di bronzo assemblato a strati e che poggia su lastre di cristallo verde; di Del Pezzo fanno bella mostra i quadri a scatola, in cui sono disposti, come in un teatrino variamente  assortito, triangoli, sfere e altri solidi policromi.

Molte altre opere, invece, Ladaga le ha raccolte andando per gallerie. Frequentava negli anni Sessanta e Settanta soprattutto la mitica Galleria Marlborough di Carla Panicale a Roma, associata italiana dell’omonima sede londinese, e, negli anni Ottanta, quella di Marilena Bonomo a Bari. Si trattava di due gallerie assai attente alla situazione  internazionale e ai fenomeni emergenti di quegli anni.

Così entrarono a far parte della collezione di Ladaga artisti come Mario Schifano, con due opere come “Cavallo” e “La lettera perduta”, Alighiero Boetti con “Aerei”, un delizioso lavoro interamente eseguito a tratto di penna, Jannis Kounellis con una delicata “Rosa bianca”, Carlo Alfano con un raffinato “Narciso” tutto giocato fra il nero e i grigi, Mario Persico con un materico  “Albero dei dormienti”, Enzo Esposito con un assemblaggio di materiali vari, Nino Longobardi con un piccolo saggio di arte povera, Nicola De Maria con una espressiva “Zampa”, Antonio Paradiso con una colonna fatta di pietre sovrapposte, Christo con un lavoro double-face che riproduce un disegno e una foto dello stesso scorcio, Paolo Portoghesi  col pastello di un progetto per camino, Roberto Crippa con una “Spirale” di concezione spazialista, Antonio Corpora con una  “Laguna africana” dai begli effetti a macchie, Umberto Mastroianni con un suggestivo ritratto in bronzo, Ernesto Treccani con una tipica “Testina”, Fabio De Poli con fantasiose e vivaci visioni.

La raccolta contiene anche le opere grafiche di alcuni grandi maestri come Pablo Picasso presente con un nudino di “Celestina”, George Braque con una “Farfalla”, Salvador Dalì con una “Scena evangelica”, Max Ernst con una raffinata incisione, Sonia Delaunay con una “Carta da gioco”, Jean Cocteau con un “Garçon”, Giacomo Balla con un bozzetto per costume, Antoni Tapis con un’acquatinta astratta, Graham Sutherland con un “Fiore di pietra”, fino a Alberto Burri con una composizione a colori, Lucio Fontana con una superficie bianca lievemente incisa, Giuseppe Capogrossi con i suoi moduli a forchetta, Mimmo Rotella con una “Tigre”,  Henry Moore con una “Madre col bambino”, Valerio Adami, con “Figure in un interno”

Non mancano in questa collezione le opere di alcuni amici artisti, calabresi e meridionali, che sono stati vicini a Ladaga, negli ultimi anni di vita quando egli si era ritirato a Diamante sul Tirreno cosentino: Gabriele Marino, pittore napoletano immaginifico e dalle chiare atmosfere, Luigi Magli suggestivo costruttore di tavole in cera e foglia d’oro, Giulio Telarico  delicato incisore di carte colorate, Francomà  esuberante narratore di favole piccanti.

Una collezione, insomma, prevalentemente di arte moderna e contemporanea, che tuttavia esibisce due pezzi “anomali”: una “Rebecca al pozzo” di anonimo pittore napoletano del Settecento ed una icona raffigurante la “Morte della Vergine” di un ignoto pittore dei Balcani del XIX secolo.

L’anteprima vuole solo offrire un saggio dell’intera donazione, che è ancora tutta da catalogare, studiare e sistemare dal punto di vista critico. Anche i 1000 libri d’arte, architettura, ambiente e cultura varia, che Luigi Ladaga ha lasciato al MAON, dovranno trovare collocazione in una biblioteca specializzata, che potrà fornire agli studiosi e agli studenti un selezionato materiale di consultazione.

Il Quotidiano della Calabria 20.12.2006                              

                                                                                   tonino sicoli

 

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