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“Il Quotidiano”- 3 aprile 2006

COSA E’ MANCATO AL MAP E COSA SI PUÒ FARE

 

 

 

 

 

Peccato. Il Map (Museo all’aperto) ed il Mab (Museo all’aperto Bilotti) non meritavano questa fine. Le premesse c’erano tutte, ma la cattiva gestione di un ambizioso progetto e il velleitario fai-da-te  fanno correre il rischio dell’ennesima occasione mancata.

Quando nel 2001-2002 elaborai per il sindaco di Cosenza Giacomo Mancini il progetto “La città come museo all’aperto”, tracciai un programma di interventi ben preciso, con scelte mirate e con un accurato calendario dei lavori, che avrebbero dovuto riguardare le piazze e i luoghi pubblici di tutta la città. La prima opera commissionata a Mimmo Rotella fu progettata, realizzata e installata a Piazza XI settembre – con costi estremamente bassi - nel giro di pochi mesi e quando fu inaugurata era completa di tutto, illuminazione compresa. C’era già pronta una rosa di altri importanti artisti viventi di indiscusso livello internazionale: Mario Ceroli, Jannis Kounellis, Sol LeWitt, Hidetoshi Nagasawa. Poi la scomparsa di Mancini interruppe il progetto e la successiva amministrazione Catizone fece cadere il tutto, nonostante qualche avvio di rapporto con Mario Ceroli, che stava già pensando alla sistemazione di Piazza dei Valdesi con un’opera pavimentale, “Le ombre”, che doveva ricordare la strage dei valdesi del 1560.

Si tornò a parlare del Museo all’aperto solo nell’estate del 2004, concentrandolo, però, sull’isola pedonale di Corso Mazzini, che nel frattempo stava subendo un intervento di restyling, riguardante soprattutto la pavimentazione. Già all’interno dei lavori di ridisegno dei luoghi  nell’area in questione, fu deciso di spostare il monumento alla Pace di Cesare Baccelli da  Piazza Kennedy  in Piazza Giacomo Mancini, in testa all’omonimo viale. In quell’occasione fu chiesto anche il mio parere, ma fu l’unica volta in cui fui consultato,  seppure in maniera del tutto informale.

La spinta decisiva, invece, fu data dall’intenzione del mecenate italo-americano Carlo F. Bilotti di donare alla città di Cosenza alcune sculture di grandi maestri del Novecento come Emilio Greco, Pietro Consagra, Giorgio de Chirico,  Salvator Dalì, Giacomo Manzù e del meno noto Sasha Sosno. Il progetto sembrava riprendere alla grande con un insperato impulso, anche se con un indirizzo lievemente diverso, giacché, in questo caso, gli artisti, quasi tutti scomparsi, non partecipavano direttamente alla sistemazione del loro intervento. La donazioni di Bilotti raccolse subito il consenso degli intellettuali e delle associazioni culturali e ambientaliste.

Purtroppo questa nuova fase dei lavori di musealizzazione della città fu disturbata da un fuorviante dibattito toponomastico e sui basamenti ipertecnologici delle statue, senza preoccuparsi del progetto complessivo e di un’adeguata organizzazione dell’evento, che andava, piuttosto, assimilata ad una mostra – all’aperto, appunto – più che ad un’operazione di arredo urbano. Ed una mostra va  preparata e completata prima di aprirla al pubblico, mentre esibire il cantiere aperto è indice di approssimazione e di sprovvedutezza.

Invece, si preferì una sistemazione progressiva con il museo tra i lavori in corso, scambiando il progetto culturale con il mero progetto allestitivo, ancora tutto da definire e che veniva corretto in corso d’opera, in maniera empirica.

La direzione responsabile di un museo è altra cosa. Essa, ovviamente, non compete all’artista o agli artisti ospitati né ai collezionisti che mettono a disposizione le opere, né agli allestitori; c’è un livello scientifico, critico e gestionale che spetta a curatori e organizzatori culturali. Si tratta di utilizzare determinate professionalità, che implicano esperienza in materia d’arte, di mostre e di musei. Il management culturale è altra cosa dall’indirizzo politico e dalla burocrazia comunale ed è fatto di specifiche competenze, d’impegno a tempo pieno, di puntualità nella consegna dei lavori. Alcune questioni d’indirizzo vanno, poi, affrontate in sede di comitato scientifico, organo che normalmente affianca i curatori di una mostra o di un museo.

Le stesse modalità dell’allestimento devono scaturire da un’elaborazione di equipe, trovare accordo con il taglio critico dell’esposizione e non decise in maniera individuale, parziale e bizzarra. Il progettista degli allestimenti offre soluzioni e non idee o modelli preconcetti. Anche le eventuali sperimentazioni, prima di essere applicate sul campo, vanno ben verificate.

Un museo, insomma, compreso un museo all’aperto, deve avere prima ancora delle opere, un’organizzazione collaudata e capace, una direzione attenta, uno staff affiatato e ben coordinato. La comunicazione va affidata non alle cronache mondane ma ad un catalogo argomentato, frutto di una sistemazione storico-critica delle opere e degli autori e veicolo di informazioni fondamentali. L’azione educativa non può essere lasciata allo spontaneismo, ma va gestita da un team didattico, capace di intervenire sulle varie fasce d’utenza con metodiche appropriate.

Non si capisce bene perché non si sia pensato di fare tutto ciò per il Museo all’aperto, che rispetto ad un museo al chiuso, presenta pure problematiche più complesse.

Ma così è. Ora piuttosto, prima che sia troppo tardi e cercando di salvare il salvabile, si faccia qualcosa per correggere questa dissennata rotta, che non porta più da nessuna parte. Intanto, i fratelli Carlo ed Enzo Bilotti facciano del pressing sui referenti istituzionali e si adoperi il Commissario prefettizio, almeno, a far installare dei basamenti decenti. Basterebbero delle sobrie ed eleganti basi in materiale lapideo, al posto delle squallide e “provvisorie” basi di legno, ma meglio anche delle costose e già previste vetrinette psichedeliche. E poi si provveda a far ripulire le statue deturpate dalla vernice e dagli imbratti, che un buon restauratore può facilmente rimuovere con un po’ di solvente. Oltre a rendere funzionante il sistema di videosorveglianza.

Va, infine, ripensata la struttura e il destino del Mab e del Map, che richiedono una gestione museale vera e propria, capace di risolvere, con le giuste competenze e nei tempi ragionevoli, tutte le problematiche ad essi connesse. Tutto diventa più facile se ci si dà l’organizzazione adatta.

Ma questo è un problema, che dovrà affrontare la futura amministrazione comunale. E sarebbe quanto mai opportuno che nei programmi dei candidati a sindaco di Cosenza si prendesse posizione e si cercasse il consenso su cosa s’intende fare a proposito di questo tema specifico, oltre che sulla politica più generale dei beni culturali.

tonino sicoli              

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