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"Calabria"  n° 191 / feb. 2003

LA GALLERIA NAZIONALE  di Palazzo Arnone a COSENZA

 

(click : enlarge)

Palazzo Arnone

 

Stauroteca

 

 

Mattia Preti - San Sebastiano

 

 

Scuola di P.P.Rubens (F.Wonters)

Marte e Venere

 

 

Battistello - Sacra Famiglia

 

 

Le foto delle opere sono state estratte dal catalogo "Anteprima della Galleria Nazionale di Cosenza"-   Ed.Silvana Editoriale - a cura di Rossella Vodret - Soprintendente al Patrimonio Artistico Calabrese.

 

Informazioni: Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico della Calabria
tel 0984 793748 - fax 0984 793602
Orario: 10-20 da martedì a domenica (lunedì chiuso)

 

 

Palazzo Arnone risorge a nuova vita. Cosenza e la Calabria tutta salutano la neonata Galleria Nazionale che apre le sue sale dopo anni di ritardi e di rinvii.

Non più un palazzo vuoto che non riusciva a far dimenticare, anche nella denominazione dei cosentini, il suo passato di carcere e di Tribunale, non più una ennesima occasione mancata e nemmeno, come era stato in qualche caso, uno spazio per ricevimenti mondani.

Palazzo Arnone rappresenta un riscatto storico non solo per il luogo di pena che era, ma anche per l’intera città che si affranca da un ruolo di secondo piano per gli interventi in materia di strutture museali e per la politica dei grandi eventi d’arte. E si candida fin da subito al ruolo di fiore all’occhiello di Cosenza che potrà d’ora in poi mostrare a visitatori e turisti non solo le sue bellezze esterne come il Centro Storico, ma anche un luogo d’eccellenza che raccoglie dipinti, sculture, ori e argenti, sete e quant’altro appartiene al patrimonio mobile dell’arte calabrese.

La Calabria è ricca di tesori che aspettano di essere pubblicizzati e che vengono presentati ora in due mostre: una sulla raccolta di opere della stessa soprintendenza ed una su quelle della collezione della banca Carime.

Fra i capolavori esposti si distingue la Stauroteca di Federico II o Reliquario della Vera Croce che è – come scrive Giorgio Leone in catalogo – “un caposaldo di tutta l’arte siculo-normanna del sec XII”; c’è poi l’intero corpus di opere di Mattia Preti fra cui spiccano un bellissimo “San Sebastiano”, due vigorose tele ispirate alla “Fatiche di Ercole”, una  raffigurante l’episodio biblico “Labano e Giacobbe”, un plastico “San Narco evangelista” e le nuove acquisizioni “Cristo risorto appare alla Maddalena” e “Sofonisba riceve la coppa di veleno”, di grande eleganza, riconducibile al periodo romano del Cavalier Calabrese. Cospicuo è anche il gruppo di opere di Luca Giordano, versatile artista napoletano contemporaneo di Preti, presente in questa raccolta cosentina con dipinti di periodi e stili diversi.  

La Collezione della Banca Carime, seppure in una allocazione angusta e in una disposizione troppo fitta, offre un interessante excursus della pittura meridionale nel Seicento e nel Settecento: una superba “Sacra Famiglia” di Giovan Battista Caracciolo detto Battistello, un intenso “Ecce Homo” di Jusepe de Ribera detto Lo Spagnoletto, un estatico “S. Francesco d’Assisi” di Gherardo delle Notti, due sante di Francesco Guarino, un luminoso “Cristo e la Cananea” di Mattia Preti, altri due Luca Giordano, due Francesco Solimena e un seducente “Marte e Venere” di Wouters della scuola di Pier Paolo  Rubens.

Si tratta di due raccolte che si integrano a vicenda e che offrono uno spaccato dell’arte italiana dell’area napoletana e calabrese, ricostruendo un contesto di situazioni e individuando alcune linee di ascendenze ed influenze fra autori attivi nell’arco di duecento anni.

È interessante trovare documentati i rapporti di apparentamento stilistico e di contatti formativi intercorsi fra diversi artisti, che hanno operato nell'Italia meridionale: dalle reciproche influenze di Mattia Preti e Luca Giordano, alla formazione di Salvator Rosa allievo del Ribera, fino alla direttrice di discendenze didattiche Preti-Solimena-De Mura-Bardellino.

Questa rete di collegamenti ed intrecci testimonia il clima di fermenti e la circolazione di ideali estetici, che hanno caratterizzato la grande stagione sei-settecentesca dell'area napoletana.

Questa fioritura artistica porta ad una concezione unitaria della storia, non più distinta fra storia "maggiore" e storia "minore", ma solamente articolata nei differenti apporti, dove tutti i fenomeni, a prescindere dalla loro portata oggettiva, sono giudicati utili allo sviluppo della civiltà. Un tessuto culturale sommerso affiora in tutta la sua varietà e in tutti i suoi splendori, in una gara appassionata per il rilancio dei beni culturali del territorio.

Raccogliere, ordinare e presentare al pubblico questo patrimonio è il primo passo verso una “normale” attività espositiva delle istituzioni pubbliche e verso la creazione di una cultura artistica diffusa.

Mancava a Cosenza una struttura espositiva degna di questo nome. Come è mancata per anni una politica delle grandi mostre. Nell’ultimo decennio è toccato a Rende svolgere il ruolo di Atene calabrese, di città dell’arte, forte di due strutture espositive come il Centro “A.Capizzano” a Palazzo Vitari e il Museo Civico a Palazzo Zagarese, entrambe volute dal sindaco Sandro Principe. Qui sono state prodotte con continuità mostre di arte antica (Il Seicento calabrese, I presepi napoletani, Mattia Preti, I gioielli di Murat, Francisco Goya, l’Ottocento calabrese e napoletano) e di arte moderna e contemporanea (Antonio Marasco, Achille Capizzano, il Novecento Italiano, Mimmo Rotella, Giuseppe Gallo, i Magli, Moderno Estremo, Camere con vista) che hanno accreditato il piccolo centro alle porte di Cosenza negli ambienti artistici nazionali. Anche il progetto della Fondazione Carical per l’istituzione di un Centro museale a Cosenza ha ad oggi prodotto solo buone intenzioni e due mostre d’importazione. Per non dire di Catanzaro che, con il suo complesso monumentale del San Giovanni, sta cercando da quattro anni a questa parte  un ruolo di primo piano con mostre-evento come quelle su Andrea Cefaly, Mattia Preti, Mimmo Rotella, gli Anni Sessanta, Mirò ed Andy Warhol.

Lo stesso Giacomo Mancini, compianto sindaco di Cosenza artefice di un rilancio alla grande della città dei Bruzi, mi esternava il suo cruccio per i mancati interventi in materia d’arte in una città che avrebbe voluto sempre più bella e all’altezza delle proprie tradizioni culturali. Ora i tempi sembrano maturi affinché anche Cosenza possa colmare questo dislivello dotandosi di istituzioni museali  che garantiscano un’attività permanente di alto livello.

Smentendo una decisione della Regione Calabria che le nega il titolo di “Città d’Arte” il capoluogo cosentino con tutta la sua area urbana può diventare di fatto un polo museale per l’arte e la programmazione di eventi espositivi. Oltre alla Galleria Nazionale di Palazzo Arnone, è di questi giorni la proposta del sindaco Eva Catizone di realizzare su Viale Giacomo Mancini una grande struttura per l’arte contemporanea, una sorta di Beaubourg, a dimostrazione che cultura non è solo il patrimonio del passato ma anche la produzione del presente.

Anche il Museo dei Bruzi al Complesso di S. Agostino, al quale sta lavorando l’archeologo Giuseppe Roma, assessore comunale al turismo culturale,  potrebbe dare degna sistemazione e attivazione al vasto patrimonio archeologico conservato nel Museo Civico.

Ma non si creda che le strutture architettoniche, per magnifiche che siano, o le idee che ne ispirano la vocazione, possano da se garantire vita facile e spontanea a musei e raccolte. Occorre dotarsi, infatti, di strutture organizzative dinamiche ed efficienti, espressione di riconosciute  professionalità e di accreditamento preso i circuiti culturali nazionali e internazionali.

La storia dei Bronzi di Riace, grandi attivatori culturali a Firenze e a Roma ma semidimenticati a Reggio Calabria, insegna che la durata di un successo va ben al di là dell’eccellenza dell’opera d’arte e si lega piuttosto alle strategie culturali, ai contesti ambientali, anche ad una più accorta  politica delle infrastrutture e della comunicazione.

Purtroppo le istituzioni calabresi fin’ora, tranne rare occasioni, non hanno dato grande prova di lungimiranza, efficienza, credibilità e continuità, mostrandosi impreparate ai propri compiti istituzionali, impastoiate dalla burocrazia e senza nessuna esperienza su come si gestiscono mostre e musei. Rapiti dalla voglia di fare non si è pensato né alla buona amministrazione delle risorse, né alla programmazione degli interventi, né alle sinergie da stabilire. Nelle smagliature politiche e organizzative non sono mancati i soliti profittatori che hanno pensato bene di mungere a dovere la vacca pubblica.

 “Portare la Calabria fuori dalla Calabria” è stato lo slogan adottato dalla neo soprintendente al patrimonio artistico calabrese Rossella Vodret, alla sua prima iniziativa pubblica a Cosenza, e che dichiaratamente vuole fare della Soprintendenza non solo un organismo di tutela e conservazione ma soprattutto di valorizzazione e divulgazione del patrimonio culturale.

Per attrarre meglio il cosiddetto turismo culturale. Come dire che le strategie culturale in Calabria devono insistere soprattutto su una intensa attività di mostre e di eventi, da fare circolare soprattutto con una adeguata produzione e distribuzione editoriale di cataloghi e pubblicazioni scientifiche e divulgative.

Fare conoscere le opere d’arte della nostra regione significa prima di tutto esporle tirandole fuori dai depositi e dall’oblio, garantendo loro una visibilità permanente, con allestimenti adeguati e ripensando gli spazi.

Ma occorrono anche piani di marketing e spirito manageriale per accreditarsi nei fatti ed essere competitivi.

Per la Galleria nazionale di Palazzo Arnone le premesse e le buone intenzioni ci sono tutte, ma gli sforzi da compiere sono tanti e i risultati si potranno valutare alla distanza.

tonino sicoli              

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