indietro            

“Il Quotidiano”- 10 gennaio 2006

         

Gli artisti  dovrebbero non morire ........

di Tonino Sicoli

 

(clik : ingrandire)    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

tonino sicoli - mimmo rotella

 

 

 

 

performance - cosenza 1982

 

 

 

 

 

 

 

peruz - sicoli - rotella - barilli

pierre restany - mimmo rotella

 

giacomo mancini jr.- giacomo mancini - eva catizone - tonino sicoli - elena scrivano - mimmo rotella

pietro mari - eva catizone - sandro principe - tonino sicoli - mimmo rotella - giacomo mancini

 

 

 

 

Quando fra Natale e Capodanno ho sentito per telefono Mimmo Rotella sapevo in qualche modo che sarebbe stata l’ultima volta. Non era il solito esuberante Rotella di tante altre volte nel corso di venticinque anni di amicizia; lo sentivo stanco, frettoloso nel congedarsi. Non parlò della sua malattia, ma mi rinviò a metà gennaio. Pensai che gli artisti non dovrebbero mai ammalarsi e tanto meno morire, non solo per non sottrarsi ad un mondo di affetti, ma per non privare il mondo di quella forza vitale che essi incarnano caparbiamente. Disperatamente.

E non è retorico dire, che pur essendo il senso della finitezza entrato a far parte dell’essenza dell’arte contemporanea, per Rotella la propria arte gli sopravvivrà a dispetto della fine della sua stessa esistenza.

Rotella è stato consegnato alla storia come a pochi artisti calabresi è accaduto, sulla scia di Mattia Preti e, in tempi più recenti, Umberto Boccioni.

Se n’era andato da Catanzaro nel 1945, giovanotto stravagante in cerca di successo. Ritornava talvolta in Calabria anche se non nascondeva un certo fastidio per le chiusure provinciali e l’arretratezza di questa terra. Tornava per vedere l’anziana madre Teresa, rinomata modista, da cui aveva certamente preso un certo estro creativo. Forse – raccontava – questa sua accesa disposizione alle innovazioni artistiche gli derivava da quel pizzico di follia provocata, secondo una diceria popolare, dai “raggi attinici” che c’erano sulle montagne della Sila catanzarese, o, più propriamente, da quella sorta di “radar mentale” che gli ha sempre fatto intuire le cose in anticipo.

Negli anni Ottanta  frequentava anche Cosenza ospite di Maria Carbone e di suo figlio Giancarlo Sirangelo. Fu nel 1982 che passando da Piazza Fera, si lasciò convincere ad eseguire una sua performance in una stradina laterale, strappando dei manifesti dal muro; azione che fu poi documentata fotograficamente nel catalogo della mostra “La città infelice e l’immaginario” (Pellegrini editore, Cosenza, 1983).

Si esibiva talvolta anche in improvvisati recital di poesie epistaltiche. Teneva la scena da grande istrione, con quella che il collezionista romano Giorgio Franchetti definiva “seria comicità”. Sciorinava le sue litanie dissacranti, i suoi grammelot, i suoi giuochi fonetici, con un’abilità estrema e con una faccia imperturbabile. D’accord, Carnaval, Cosa Nostra: tutti brani esilaranti che esprimevano bene il concetto di epistaltismo, una parola che in verità è priva di senso, ma che allude all’astrazione dell’espressione glossica, così come accade per la pittura astratta.

C’era una certa analogia fra l’allitterazione di queste poesie e i décollages della sua ricerca visiva, fra le parole accostate in assonanza e i lembi di manifesti lacerati che trovano impreviste relazioni.

Fra il 1982 e il 1984  incontravo spesso Rotella fra la Calabria e Milano. Una di queste occasioni fu durante le riprese del documentario “Dentro/Fuori”, che stavo girando per la Rai e nel quale Rotella si profuse in dettagliati racconti, spassose declamazioni e performance “con strappo” per le vie di Milano.

 

Negli anni successivi anche i rapporti con la Calabria sembravano migliorare e si facevano strada ritrovati interessi professionali. Consacrato ormai nei templi dell’arte di tutto il mondo, dal MoMa di New York al Centro Pompidou di Parigi,  Rotella di li a poco avrebbe visto realizzarsi nella sua regione natale, nel giro di qualche anno, due grandi retrospettive. Nel 1996 a Rende, presso il Museo Civico, io e Renato Barilli presentammo la sua prima mostra antologica, voluta da Sandro Principe e mai fatta da una istituzione pubblica calabrese. Nel 1999 fu Catanzaro, la sua città natale, a celebrarne la figura e l’opera, con l’emanazione  provocatoria di un’ordinanza del sindaco che lo autorizzava a strappare liberamente manifesti dai muri della città, e con l’allestimento di una grande mostra al Complesso Monumentale del San Giovanni, curata da me e da Pierre Restany, il critico francese teorico del movimento del “Nouveau Réalisme”, di cui Rotella ha fatto parte.

 

 

 

 

Nel 2002  anche Cosenza, con Mancini sindaco, avviò il progetto “Cosenza coma museo all’aperto”  incaricando Rotella di realizzare e ambientare una sua opera in piazza XI settembre a ricordare la strage delle Torri Gemelle. La scultura in bronzo “Rinascita della cultura” è non solo un omaggio alla città di Cosenza e alle tradizioni culturali, ma un messaggio di speranza e di pace per tutta l’umanità. Nello stesso anno anche Reggio Calabria realizzò nella sede del Consiglio Regionale una mostra rotelliana curata da Alberto Fiz, mentre prendeva corpo a Catanzaro la Fondazione a lui intitolata, che nel 2004 aprì al pubblico la “Casa della Memoria” in vico dell’Onda, dove Rotella era nato e dove era vissuta sua madre.

 

 

 

 

Ora, a poche ore dalla morte di Rotella, arriva la proposta di Sergio Abramo, già sindaco di Catanzaro, di intitolargli il Complesso monumentale del San Giovanni, davanti al quale Mimmo avrebbe voluto realizzare una grande aquila meccanica quale simbolo della città. L’aquila di Rotella non si poggerà sullo spiazzo, ma il suo nome potrà volare alto come segno propiziatore di rilancio culturale.

tonino sicoli 

 

             

icarus - 1999

 (SACAL - Lamezia Terme Airport)


(foto :archivio sicoli - www.mimmorotella.it )

indietro