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Il Quotidiano della Calabria 19.11.2006

  QUANDO BILOTTI FECE INCONTRARE DE CHIRICO E WARHOL

 

 

Mostra della Collezione Bilotti

CATALOGO on-line

 

 

Carlo Bilotti è stato uno degli ultimi mecenati di una progenie che ha segnato la storia dell’arte internazionale del Novecento. Non solo un collezionista di opere d’arte, ma un appassionato “compagno di strada” di tanti artisti e un promotore di Musei.

Sulla scia dei grandi collezionisti-mecenati americani (Geltrude e Leo Stein, Walter e Louise Arensberg, Salomon e Peggy Guggenheim, Abby Rockfeller), che hanno legato il proprio nome ai grandi artisti (Picasso, Braque, Matisse Duchamp, Man Ray) e a musei più prestigiosi (il MoMA, il Metropolitan, il Guggenheim, il Whitney di New York), Carlo Bilotti aveva cercato caparbiamente di esportare quel  modello anche all’Italia e alla Calabria.

Nel sistema moderno dell’arte il collezionista è una variabile importante. Il sodalizio  intellettuale fra artisti e collezionisti ha portato ad uno scambio di servizi e di idee. In qualche modo il collezionista si è identificato nell’artista, che ha incarnato ai massimi livelli l’ideale americano dell’iniziativa individuale e che, con l’esercizio creativo ha avuto la possibilità di procurarsi, nel ricordo dei posteri, un pezzo di immortalità. Così  come sono i collezionisti privati ad arricchire, se non ad istituire, i Musei con le loro cessioni, donazioni e lasciti. In questo modo, imponenti e  qualificate raccolte sono transitate nelle istituzioni pubbliche, dando alla collettività l’opportunità di fruire di beni artistici altrimenti negati.

Le fondazioni filantropiche in America hanno creato una rete magnifica di musei - ma  hanno finanziato anche università, centri di ricerca, ospedali, orfanotrofi, teatri – favoriti da una legge statale che ha consentito una defiscalizzazione dei fondi spesi in beneficenza.

In tempi più recenti il fenomeno si è esteso anche in Europa (Peter e Irene Ludwig, che a partire da Colonia hanno istituito dodici musei in tutto il mondo) e in Italia (Gabriele Mazzotta con l’omonima fondazione milanese e Giovanni Agnelli con il Lingotto di Torino).

A questo collezionismo illuminato, con risvolti anche filantropici, si collega Carlo Bilotti, che al pregio di testimoniare un rapporto personale con tanti artisti, ha aggiunto anche il merito di aver messo a disposizione della collettività un patrimonio di opere che documentano un intero secolo.

I suoi interessi abbracciano un periodo della storia dell’arte complesso e contraddittorio nei suoi molteplici aspetti, snodando un percorso di ricerca che attraverso il rinnovamento dei linguaggi espressivi mette in luce il travaglio intellettuale e la problematica coscienza dell’uomo contemporaneo.

Tratti di questo percorso  culturale si è accompagnato al sodalizio con alcuni artisti che hanno rappresentato per Bilotti un incontro umano di forte valenza, probabilmente per condivisione di temi e d’intime sensazioni. Fra tutti si è distinto il rapporto con Andy Warhol, per qualità e durata, da cui sono nate non solo tante opere della sua collezione, ma anche la complicità nel progetto di incontro-confronto con Giorgio De Chirico. “Warhol versus De Chirico” ha visto la luce nel 1982 ed è stato il tentativo di Warhol di misurarsi con il maestro italiano. I due artisti si erano conosciuti a New York per tramite proprio di Carlo Bilotti, che non solo aveva accompagnato Warhol nell’incontro con De Chirico a casa dell’ambasciatore italiano Vinci, ma gli aveva prestato addirittura alcuni quadri di de Chirico, per farglieli meglio studiare. Ne era derivata una mostra, che fu portata a Roma in Campidoglio e alla Galerie Kammer di Amburgo.

Venticinque anni dopo Carlo Bilotti ha consegnato alla storia la sua piacevole fatica di collezionista e amico di tanti artisti, attivando importanti donazioni pubbliche: al Comune di Roma sono andate per il Museo Carlo Bilotti all’Arancera di Villa Borghese, ventidue tele di De Chirico, Warhol, Rivers, Severini e Manzù, nonché I quattro evangelisti di Damien Hirst, che aspettano di trovare sistemazione adeguata, per una sorta di tempio laico, nell’ex Cappella del Divino Amore a Villa Ada; al Comune di Cosenza sono andate, invece, le sculture di Greco, Consagra, De Chirico, Dalì, Manzù, Sosno, Rotella per il “Museo all’aperto Bilotti”.

A Cosenza, si trova un’altra Bagnante di Emilio Greco, donata da Bilotti del 2004 alla Pinacoteca Nazionale di Palazzo Arnone, dove sono collocati anche 65 disegni di Umberto Boccioni, provenienti dalla collezione americana di Lydia Winston Malbin, dove erano finiti negli anni Cinquanta e  che sono ritornati in Italia nel 1996 grazie allo stesso Carlo Bilotti.

Sempre a Cosenza, nel Complesso monumentale di S. Agostino, è stata, invece, ospitata nel 2004 la prima uscita pubblica di una parte consistente della collezione d’arte Bilotti, che ha visto raggruppate una quarantina di opere dei grandi protagonisti dell’arte del Novecento.

Ora Carlo Bilotti conquista l’immortalità che compete a tutti quelli che con le grandi opere hanno segnato il passaggio della loro esistenza.

tonino sicoli  

 

             (foto) Gianfranco Gorgoni,

"Andy Warhol e Giorgio de Chirico", 1974

 

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