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“Il Quotidiano”- 1 febbraio 2006

 

UN GESTO ANNUNCIATO

 

 

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Emilio Greco - La bagnante

(foto: Tosti)

 

 

 

 

Mimmo Rotella

scultura in Piazza XX Settembre

 

Amerigo Tot - Catena spezzata

Vallone di Rovito

 

 

 

Spray selvaggio ha colpito. Non si è ancora completato il MAB di Cosenza,  che già le cronache devono registrare un atto vandalico contro la Grande Bagnante di Emilio Greco. Un  atto gravissimo, di evidente inciviltà, ma, in qualche modo, un atto annunciato.

E non tanto per via delle preoccupazioni da più parti espresse in merito all’esposizione permanente a rischi di ogni tipo, certamente contemplati in ogni installazione di opere pubbliche; ma per l’uso superficiale che si è fatto fin da subito delle sculture donate dal generoso Carlo Bilotti. E soprattutto per la negligenza con cui si è trattato il resto del patrimonio cittadino di opere pubbliche.

La vera tutela delle opere d’arte non è nei sistemi di sorveglianza, che certamente aiutano, o nelle blindature che vanificherebbero la “democraticità”  di un “museo all’aperto”, quanto piuttosto nella considerazione diffusa, che esse possono trovare presso la gente, nel rispetto da parte di tutti.

L’atto del teppista che ha imbrattato di vernice la statua di Greco è da ascrivere, prima ancora che ad un oltraggio per l’opera d’arte, ad un generico insulto per il bene pubblico, al pari dell’incendio  del cassonetto per la spazzatura, della fioriera spaccata, del lampione infranto.

Allora bisogna agire su due livelli: prima sul piano dell’educazione civica, secondo, insegnando a distinguere un’opera d’arte da un generico oggetto di arredo urbano.

E a Cosenza non mi pare che si sia fatto molto per creare le condizioni di una musealizzazione consapevole, ponendo la giusta centralità dell’arte nell’intervento urbanistico, che ha evidenziato contraddizioni e carenze.

Ad esempio si è concentrata troppo l’attenzione (e il dibattito) sui basamenti delle sculture, ipertecnologici e psichedelici, dedicando poco o nulla all’opera d’arte esposta, di cui si è detto, al massimo, il titolo e il nome dell’autore. Si è fatto un po’ come quelli che, indicando la luna, guardano il dito della mano.

Si è perso di vista che un museo all’aperto è prima di tutto un museo d’arte, con il suo percorso storico-critico, con le sue valenze culturali, con le sue prospettive didattiche.

In precedenza, d’altro canto, non sono mancate storie di ordinario affronto alla “veterana” scultura di Mimmo Rotella in piazza XI settembre: il pennarello selvaggio di un giovane innamorato con i messaggi d’amore vergati sul bronzo, i manifesti di un partito politico che hanno letteralmente “incartato”  l’opera in occasione di un convegno all’aperto, il gazebo di un candidato alle elezioni, che per diversi giorni ha occultato la vista del monumento,  il bidone della spazzatura posto a ridosso della statua, poi, per fortuna, prontamente fatto rimuovere dal solerte dirigente comunale Luigi Bilotto su nostra segnalazione.

Quale invito al rispetto dell’arte può essere credibile se si perdono monumenti come quello di Cesare Baccelli alla Vittime dei bombardamenti del ’44, senza che si siano individuate precise responsabilità, per sostituirlo in Piazza Spirito Santo, ora Piazza Cribri, con un insulso e compiacente monumento al nulla? E che dire della grande Catena Spezzata di Amerigo Tot, sopra il Vallone di Rovito, simbolo attualissimo della difficile unione Nord-Sud, aggredita dalla ruggine e dimenticata?

Non possono esistere opere di serie A e opere di serie B, con parti di città trattate diversamente, senza una linea univoca di intervento progettuale e senza un costante impegno alla salvaguardia del patrimonio storico-artistico, all’educazione permanente dei ragazzi e dei cittadini, alla crescita culturale e civile della città.  

Quello del Museo all’aperto può essere un progetto sentito e condiviso, per rilanciare un modo nuovo di ideare e vivere la città. I futuri amministratori della città dovranno tener conto di questo valore aggiunto che Cosenza può vantare e che non deve ridursi ad un slogan ma ad un’azione costante e mirata. Le stesse associazioni culturali e ambientaliste dell’area urbana (Italia Nostra, Club Unesco, WWF, Cosenza che vive, Città Futura, Centro “Capizzano”, ecc.) e gli intellettuali che pure hanno sostenuto il progetto originario, ma che hanno espresso, in corso d’opera, severe critiche al suo svolgimento, possono svolgere un importante ruolo di vettore della partecipazione sociale, di elaborazione e di dibattito, di osservatorio dialettico, di comunicazione ed educazione permanente, in definitiva, anche di vigilanza sul bene artistico comune.

 tonino sicoli              

 

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