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Documentazione fotografica

incarico e inaugurazione

 

 

 

 

 

 

Itinerari d’arte

 

ALLA SCOPERTA DELLE SCULTURE PUBBLICHE NELLE PIAZZE DI COSENZA

di Tonino Sicoli

 

La piazza è un punto di sintesi visivo-simbolica, in cui trovano convergenza esigenze ambientali ma anche antropologiche e sociali. La piazza è un punto di ritrovo e, in quanto tale, è spazio di ritualità laiche capaci di dare ai cittadini una nuova consapevolezza del luogo.

Un contributo immaginativo è dato dagli artisti, che intervenendo con opere d’arte nella scena urbana, sottraggono le piazze all’anonimato e – in tempi odierni - al destino di spazi per parcheggi automobilistici.

La piazza si configura in un armonico rapporto fra architettura, arte e ambiente,  facendosi luogo di cultura e spazio di qualità della vita.

Il tessuto urbano di Cosenza,  pur ricco nei secoli di eccellenze architettoniche, solo nell’Ottocento ha visto inserire fra i suoi monumenti opere pubbliche di scultura che hanno arricchito l’immagine della città segnandola  visivamente. Oltre che ad abbellire le piazze o gli slarghi le opere d’arte consegnano ai contemporanei e ai posteri il senso di un’epoca e un lascito di valori estetici altrimenti incomunicabili.

Artisti che hanno partecipato a vario titolo alle vicende culturali del proprio tempo affidano così alla storia un messaggio personale e collettivo, che traccia le linee di evoluzione del gusto e del più intimo sentire.

La disseminazione di sculture nelle piazze segue lo stesso sviluppo della città nel senso che accompagna l’estensione urbana dal centro storico ai rioni del primo Novecento fino ai nuovi quartieri sorti nel secondo dopoguerra.

 

 

STATUA DELLA LIBERTA’ D’ITALIA

Piazza XV marzo

L’autore del monumento è Giuseppe Pacchioni da Bologna, uno dei superstiti della spedizione dei fratelli Bandiera al quale si devono anche i ritratti degli eroi veneziani custoditi nel Museo del Risorgimento di Genova. Fu catturato il 23 giugno 1844 a San Giovanni in Fiore e condannato all’ergastolo, pena che gli venne in seguito condonata dai Borboni. Scolpì la statua nel 1878. Il soggetto rappresenta la Libertà d’Italia e sul piedistallo porta incisi i nomi di coloro che presero parte alla spedizione dei fratelli Bandiera e dei cosentini che parteciparono al moto insurrezionale del 15 marzo 1844. Proprio da questo episodio deriva la toponomastica della piazza, che fu lo scenario della rivolta. Danneggiata dai bombardamenti bellici durante un'incursione aerea del 1943 la statua fu restaurata nel 1948. Le iscrizioni sulle lapidi del basamento sono state dettate da Giosuè Carducci.

 

 

 

 

MONUMENTO A BERNARDINO TELESIO

Piazza XV marzo

La scultura fu eseguita nel 1914 da Achille D’Orsi (1845-1933) uno dei maggiori artisti napoletani di fine Ottocento. Rappresenta il noto filosofo cosentino Bernardino Telesio (1509-1588) in atteggiamento pensoso e, sul piedistallo in granito silano, due bassorilievi con Telesio che insegna la sua filosofia e L’arresto di Telesio giovane. Il monumento durante il Ventennio venne spostato in piazza XX settembre. La statua attualmente è priva della penna che il filosofo stringeva tra le mani a seguito di un irrispettoso furto.

 

 

 

 

 

 

FONTANA DI GIUGNO

Corso Mazzini

La Fontana di Giugno, in bronzo, di probabile fattura ottocentesca, raffigura un giovanetto con le spighe in mano ed è oggi ubicata sul marciapiede, nel tratto iniziale di Corso Mazzini. Ma la sua collocazione originaria era in Piazza Piccola detta anche Piazza del pesce o delle chianche (macellerie), già intitolata per poco tempo a Nicola Corigliano, uno dei martiri del 1844. Una statua identica è collocata in una piazza di S. Pietro in Guarano.

 

 

 

 

 

FONTANA DEL BALILLA

Piazza F. Crispi

La fontana in marmo bianco riflette la longitudinalità della piazza, costituita, secondo l’urbanistica fascista, con uno schema a raggiera, punto di diramazione di diverse strade. Costruita nel primo decennio del Ventennio fascista dalla ditta “Fratelli Peluso” di Lecce, è sormontata dalla figura del Balilla, simbolo della nuova gioventù italica e dell’orgoglio patrio. E’ stata inaugurata dall’allora podestà Tommaso Arnoni, il 21 aprile 1934 in occasione della parata annuale per il natale di Roma. La figura, forse originariamente un generico atleta, è stata successivamente identificata con l’idealizzazione di Giovanni Battista Perassi, detto appunto Balilla, il ragazzo genovese che nel 1746 provocò l’insurrezione della città contro gli austriaci. Al centro dell’esedra è posto un tronco di cavallo alato.

 

 

 

 

 

 

MONUMENTO AI CADUTI DELLA GRANDE GUERRA

Piazza della Vittoria

Autore del monumento è lo scultore Clemente Spampanati o Spampinato (1912 ?) che lo realizzò fra il 1935 e il 1936 su disegno dell’architetto Nino Barillà. A base circolare, il monumento risulta composto da tre obelischi in marmo bianco alti dodici metri, con incisi i nomi dei cosentini caduti durante la guerra del 1915-1918. L’opera venne inaugurata da re Vittorio Emanuele III assieme al Principe Umberto, il 9 maggio 1936. Al centro, su un piedistallo circolare in cemento rivestito da granito silano, su tre gradini vi è la lampada votiva. Le linee compositive, massicce, imponenti, ma al contempo sintetiche ed essenziali, riflettono lo spirito dell’architettura fascista.

 

 

 

MADONNA

Piazza Loreto

E’ opera dello scultore torinese Pietro Canonica (1869 – 1959) ed è stata realizzata alla fine degli anno Cinquanta. Questa Madonna, in bronzo, collocata in un’aiuola a destra davanti alla Chiesa del Sacro Cuore, è uno degli ultimi lavori dell’artista, sicuramente uno dei più abili scultori vissuti fra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Canonica, già studente dell’Accademia Albertina di Torino intraprese una precoce attività artistica che fu lunga e prestigiosa, con un certo successo negli ambienti dell’alta aristocrazia italiana e straniera.  Suo è il Monumento funebre a Benedetto XV nelle Grotte Vaticane in S. Pietro e il gruppo di destra delle Fontane dei due Mari al Vittoriano a Roma, raffigurante il Tirreno con la lupa e la sirena Partenope.  Alla sua opera è dedicato a Roma il Museo Canonica, inaugurato nel 1961, che conserva in sette sale studi, bozzetti, modelli dell’artista. Canonica fu anche un sensibile musicista e nel 1950 fu nominato senatore a vita.

 

MONUMENTO A CIARDULLO

Piazza XXV luglio

Intitolato al poeta dialettale Michele De Marco detto Ciardullo (1884-1954), è stato eseguito dallo scultore Giuseppe Rito di Dinami (1907-1963) sulla fine degli anni Cinquanta. E’ posto in un’aiuola circolare lastricata in pietra, al centro della piazza contornata da portici e dal verde nel quartiere “Michele Bianchi”, tipico degli anni Trenta. Il busto in bronzo, alto circa 320 cm,  poggia su un basamento a tronco di piramide capovolta realizzato in granito. Rito, che visse a lungo a Roma e che fu amico di Corrado Alvaro, è autore del più noto Cavatore posto sotto il Complesso monumentale del San Giovanni, all’ingresso della città di Catanzaro.

 

CATENA SPEZZATA

Area del Vallone di Rovito

Una grande catena spezzata, in ferro, posta su un alto basamento rappresenta la mancata riunione fra nord e sud d’Italia dopo il fallimento della spedizione dei fratelli Bandiera. L’opera, posta sulla collina sovrastante il sacrario del Vallone di Rovito, è stata realizzata nel 1960 da Amerigo Tot (1909-1984) scultore ungherese, che si era formato al Bauhaus di Dessau, la nota scuola tedesca di arti applicate soppressa poi dal nazismo. Giunto in Italia nel 1933, si stabilì a Roma e insegnò scultura negli anni Settanta all’Accademia di Belle Arti di Foggia. Suo è il fregio sulla facciata principale di Stazione Termini a Roma. A Pécs, vicino Budapest, si trova il Museo Amerigo Tot, comprendente l'opera completa dello scultore magiaro.

 

 

 

BUSTO DI SKANDERBERG

Corso Plebiscito

Intitolato a Giorgo Castrista (1403 – 1468), detto Skanderberg ( da: Skander = Alessandro e Bei= capo) venne scolpito nel 1968 nel 5° centenario della morte dell’eroe albanese, dallo scultore di Tirana O. Paskali. Il condottiero, grande osteggiatore dell’avanzata turca in Albania, nel 1459 ottenne da Ferdinando d’Aragona, al quale aveva prestato aiuto, di potersi stabilire in Calabria e nel Regno di Napoli. Questi insediamenti diedero vita agli attuali centri arberesch. Il busto, proveniente da Tirana, fu acquisito dal Comune e  venne sistemato in piazza XXV luglio fino a che non si decise di porlo in corso Plebiscito, di fronte alla Chiesa-oratorio del SS. Salvatore di rito greco-albanese. Altri busti simili dello stesso autore si trovano anche in alcuni paesi arbresch della provincia di Cosenza (Lungro, S. Demetrio, Frascineto) e di Sicilia (Piana degli Albanesi) e nella sede dell’ambasciata di Albania a Roma.

 

 

 

 

 

MONUMENTO AI CADUTI DEL LAVORO

Piazza B. Zumbini

 

 

 

In ferro e bronzo, la scultura venne realizzata nel 1974 dallo scultore Cesare Baccelli (1928 – 1987). Dedicata ai caduti ed agli invalidi del lavoro, rappresenta un operaio che regge sulle proprie spalle un compagno ferito, su una impalcatura di ferro. Netto è il contrasto tra la geometricità dell’impalcatura e l’abbozzo delle figure vivamente espressionistiche. L’autore nativo di Lucca si era trapiantato a Cosenza, dove, prima nel suo studio (anni ’60) poi nelle aule del Liceo Artistico (dagli anni ’70 in poi) divenne un punto di riferimento per le giovani generazioni di artisti.

 

 

 

 

MONUMENTO ALLA PACE

Piazza J. F. Kennedy

Realizzato da Cesare Baccelli e Benito De Luca nel 1974, la scultura raffigura due colombe dalle ali spiegate. Le colombe risultano composte da fogli di lamiera saldati tra loro, tinti da pennellate bianche, il tutto su un basamento di pietra e cemento. Notevole è l’effetto di movimento ottenuto grazie all’uso dei fogli di lamiera per rappresentare le piume e le penne delle colombe

 

MONUMENTO ALLE VITTIME DEI BOMBARDAMENTI DEL 1943

Piazza  Spirito Santo

Inaugurato l’11 giugno 1983 il monumento al centro della piazza Spirito Santo è opera dello scultore Cesare Baccelli e rappresenta cinque bambini imprigionati in un groviglio di ferri, a ricordo dei bimbi uccisi durante i bombardamenti del 12 aprile1943. Le figure sono in bronzo e poggiano su una struttura in cemento e mattoni, che evoca l’immagine delle macerie.

 

CRISTO RE

Sagrato della Chiesa di Cristo Re

E’ opera dello scultore napoletano Eduardo Filippo (1940). Realizzata nel 1990 in bronzo, raffigura Cristo Re che indica il Cielo, suo regno, su un fusto ad elementi in rame sbalzato con smalti a fuoco dove è descritto il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, che anticipa l’istituzione dell’Eucaristia. I tubi di vario formato e gli elementi astratti  simboleggiano il popolo di Dio. La scultura è alta 1,78 m  e poggia su una colonna  di m  4,5.

Già nel 1989 Filippo aveva realizzato a Cosenza i due pannelli in cemenplast posti sulla facciata della chiesa del Sacro Cuore, raffiguranti il Sacro Cuore di Gesù e l’Istituzione della Chiesa.

 

 

 

ELMO ARCAICO (BRETIO)

Piazza dei Bruzi

 

L’opera è stata installata nel 1996 ed è stata realizzata da Mimmo Paladino (1948), pittore-scultore beneventano esponente di spicco della Transavanguardia  internazionale, il movimento fondato da Achille Bonito Oliva agli inizi degli anni Ottanta. L’elmo in bronzo poggia su una fontana fatta di un piano di marmo nero ricoperto d’acqua. La fontana e la scultura sono collocate sul lato sinistro della piazza antistante Palazzo dei Bruzi, sede del municipio.

L’elmo più che bretio è genericamente arcaico ed appartiene ad una serie di elmi che sono un motivo ricorrente del lavoro di Paladino. La sistemazione architettonica della piazza e dell’intera area attorno al Municipio è stata progettata dagli architetti Vincenzo Corvino, Carmen Del Grosso e Giovanni Multari.

 

 

 

RINASCITA DELLA CULTURA

 

Piazza XI settembre

 

E’ una delle rare sculture dell’artista di origine calabrese Mimmo Rotella (1918) noto internazionalmente per aver rivoluzionato i linguaggi artistici del secondo Novecento con l’invenzione del décollage, ovvero dei manifesti pubblicitari strappati e assunti come opere d’arte.

“Rinascita della cultura” è il titolo della  scultura posta in Piazza 11 settembre (ex Principe di Piemonte, meglio nota come “Palazzo degli Uffici”) che ricorda i tragici attentati alle Torri Gemelle di New York.  Inaugurata il 2 marzo 2002, l’opera in bronzo raffigura una catasta di libri, che nella sommità  sembrano, con le loro pagine aperte, suggerire un volo d’uccelli. Su una base che riproduce le prime forme di comunicazione dei graffiti rupestri, l’accumulo di tanti tomi costruisce un ideale “monumento” al progresso della conoscenza riferita sia alla cultura umanistica che a quella scientifica. La piramide di libri rappresenta la globalità del pensiero umano inteso come capacità di emancipazione dalla barbarie e di riscoperta dei più autentici valori dello spirito e della coscienza umana e vuole ribadire il primato della cultura e del sapere sull’ignoranza e su tutte le forme di “fondamentalismo”.

La piazza è stata ridisegnata dall’architetto Livio Pucci Daniele; la scultura di Rotella – che rientra nel progetto “La città come museo all’aperto” - è alta due metri, poggia su un basamento in pietra di S. Lucido alto circa un altro metro ed è stata realizzata nella Fonderia Artistica Mapelli di Cesate (Milano).

 

Cosenza si avvia oggi ad essere una città moderna che sta riscoprendo la propria identità e la propria vocazione culturale, con l’orgoglio del proprio passato ma anche con il coraggio del progetto futuro. Il rispetto della sistemazione originaria non è un ottuso principio antiprogettuale, ma un criterio che invita a studiare e a riconsiderare l’identità storica ponendola in dialogo con il nuovo. La città si scopre organismo vivo, che muta aspetto nel corso della storia in un sapiente lavoro di riprogettazione e che affida all’arte e agli artisti un ruolo di rivitalizzazione dell’esistente, facendosi così luogo deputato dell’elaborazione culturale.

Maggio 2002

(Mimmo Rotella : documentazione fotografica della scultura)

 

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