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Sulla donazione Bilotti dibattito più che mai aperto

“LA STORIA NON SI FA COI NOMI

                                      MA SOLTANTO CON I FATTI”

 

di Tonino Sicoli

 

 

Giornata storica per Cosenza. Con la firma del contratto di donazione delle sculture della collezione di Carlo Bilotti alla città si attua un passaggio epocale, ovvero si passa da una città che nel dopoguerra era cresciuta senza nessuna attenzione estetica, ad una città d’arte griffata dai maggiori artisti internazionali del Novecento.

Alle massicce cementificazioni, agli asfalti diffusi, agli squallidi parcheggi, ai modesti arredi urbani della città nuova faranno da contraltare le belle sculture di Emilio Greco, Pietro Consagra, Giorgio De Chirico, Salvador Dalì, Giacomo Manzù, Bob Indiana, Mimmo Rotella e di altri ancora che arriveranno. E’ dell’ultima ora l’aggiunta di una scultura dell’artista spagnolo Joan Mirò.

Si rinsalda, così, con un valore culturale nuovo, la parte moderna con il centro storico a riprova che la storia  non è solo memoria del passato, ma riscrittura continua di nuovi eventi e di nuove forme.

La storia non la si fa coi nomi ma con i fatti e sarà cosa buona se al posto di parcheggio Fera  sorgerà piazza Bilotti, di nome e di fatto, sottraendo anche la figura di Luigi Fera ad una indegna rappresentazione con un desolato posteggio per ricordarlo, invece, in un nuovo toponimo, magari  con un busto e, soprattutto, con la conoscenza diffusa della sua opera e del suo pensiero.

L’arricchimento culturale, si sa, è immateriale e riguarda la mente e lo spirito, ma non sarà per niente male se la disseminazione di importanti opere d’arte lungo il percorso che porta fino a piazza XI settembre, darà anche un accrescimento di valore economico agli immobili del luogo e nuovo sviluppo all’economia della zona che dalla favorita pedonabilità e dal turismo incrementato potrà trarre occasioni d’oro. Quando qualche anno fa si avviò la pedonalizzazione e la riqualificazione dell’area antistante il Palazzo degli Uffici si sollevò la protesta dei commercianti, che paventavano crolli degli affari: provate oggi a chiedere loro se vogliono tornare indietro o se li favorisce di più la sistemazione attuale di piazza XI settembre!

Le opere d’arte non solo abbelliscono, ma sono una risorsa economica che sarebbe un errore sottovalutare così come è sbagliato contrapporle ad una nominalistica difesa della storia locale. Nessuno vuole gratuitamente e disinvoltamente cambiare i nomi di piazze e strade, che, in linea di massima, è bene restino a testimoniare le epoche e i personaggi del passato;  la stessa normativa vigente prevede che i cambiamenti avvengano solo in occasioni importanti. E questa cospicua donazione di opere d’arte da parte di Carlo Bilotti è un’occasione straordinaria.

Ma la difesa dei personaggi della storia locale non può nemmeno avvenire ad intermittenza: appena qualche anno fa il nome di Davide Andreotti (autore di una fondamentale “Storia dei Cosentini”, sindaco della città dal 1863 al 1864 e deputato per due legislature) è stato rimosso da una delle più importanti piazze di Cosenza (quella alle spalle di Palazzo dei Bruzi e davanti alla Chiesa di San Nicola) e ridimensionato in una vicina stradina di pochi metri, senza alcun motivo eccezionale, per essere rimpiazzato da quello di Eugenio Cenisio, pittore locale scomparso da qualche anno, al quale si poteva benissimo intestare una delle tante strade dal toponimo banale (come via Molinella, via dell’Autostazione, via Lazio, piazza Province, via Medaglie d’oro, tanto per citarne alcune). Anche in questo caso si proporrà un referendum popolare? O Davide Andreotti è un personaggio storico di serie B?

Se altre soluzioni non sono state possibili, ben venga, dunque, piazza Carlo Bilotti a sancire una paternità della donazione, soprattutto per il nuovo aspetto e la concreta nuova identità di un luogo finalmente caratterizzato in positivo. O, per similitudine, il dono della vita è forse inficiato dal legittimo desiderio dei padri di dare il proprio nome ai figli?

Cosa sarebbe la storia dell’arte senza l’umana “debolezza” di perpetuare il proprio nome oltre la morte, come è stato per il faraone Cheope con la sua grande piramide di El Giza o per papa Giulio II con il  Monumento funebre di San Pietro in Vincoli fatto eseguire da Michelangelo?

Anche il Foro Mussolini, ora Foro Italico, che qualche dissennato vorrebbe oggi  mettere in vendita ai privati, fu fatto costruire dal Duce a imperitura memoria del suo nome e dei suoi ideali.

Carlo Bilotti, di cui va ricordata oltretutto la generosa donazione del terreno su cui sorge l’Oasi Francescana di Padre Fedele, inverte, se mai, con il passaggio di opere dal privato al pubblico, una pericolosa tendenza che prevede la vendita di molte opere pubbliche sul mercato privato.

Con una grande caduta di stile, sono volate in queste settimane parole grosse e ingrate, con un accanimento mediatico che ha fatto scadere il dibattito; si è addirittura fatto il processo alle intenzioni (le proprie, però!) di rescissione del contratto di donazione, pretendendo che il donatore incolpevole rinunciasse, nell’eventualità, a farsi pagare almeno il trasporto delle opere restituite al mittente. Ben altri baratti sono stati consumati sulla pelle dei cosentini, senza alcuna contropartita e con materialissimi alti prezzi fatti pagare ai cittadini!

Per fortuna la maggioranza delle forze politiche (oltre al centrosinistra anche Forza Italia e Alleanza Nazionale), accogliendo anche l’appello pubblico rivolto loro da ben trentadue artisti e intellettuali, ha adottato una responsabile linea bipartisan, che colloca giustamente la questione fuori dalla contrapposizione partitica, ma di superiore interesse collettivo.

E mi auguro che anche qualche residua riserva di isolati esponenti politici e comuni cittadini, dettata magari da errori di valutazione e da diseducazione all’arte moderna, rientri  lasciando l’istituto del referendum, con i suoi inevitabili costi per la collettività, ad altre più delicate questioni.

Un dubbio atroce, però, mi sta assalendo in questi giorni: se invece di donare opere d’arte, Carlo Bilotti, in cambio del nome di piazza Fera, avesse offerto di finanziare la squadra del Cosenza o di acquistare qualche noto calciatore, ci sarebbe stato da parte di questi oppositori lo stesso sdegnato rifiuto?

Il Quotidiano della Calabria,  1 novembre 2004

 

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