"Da Picasso a Warhol"    dalla collezione di Carlo F.Bilotti                        

 

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Marc Chagall

 

    (Vitebsk, 1887 - Saint Paul de Vence, 1985)

 

 

 

I Musicisti  (Les Musiciens), 1957

 

Il dipinto eseguito nel 1957 rappresenta visioni interiori attraverso l’evocazione di immagini tratte certamente dalla realtà quotidiana, ma sistemate nello spazio pittorico senza nessun nesso realistico. La scena è onirica ed è costruita per frammenti come nei sogni. Al centro un uomo e una donna che si abbracciano, le case di un villaggio in basso, un gallo e un quadrupede in alto, due musicisti in primo piano a destra. Le parti sono poste insieme secondo relazioni arbitrarie, in un contesto surreale, con le posizioni scambiate. Gli elementi si rifanno ad un repertorio simbolico,  tutto allude ad un’atmosfera  di corrispondenze immateriali, di teneri ricordi, di languidi affetti, di musiche impalpabili. Il villaggio è il luogo dell’infanzia diventato ormai un luogo interiore. La coppia allude all’amore diventato ancor più struggente nel ricordo della moglie Bella morta nel 1944. Il violinista è un motivo ricorrente nella pittura di Chagall, a cui l’artista è legato sia per il ricordo del nonno e dello zio, che per le personali simpatie nei confronti dei musicisti (vedi Il violinista del 1911 e Il violinista verde del ‘23). Il gallo nella tradizione europea è animale solare che all’alba scaccia i demoni notturni, mentre nella simbologia cristiana è un portatore di luce e del nuovo giorno illuminato dalla fede. L’altro animale fantastico – una capra? una mucca? - simbolo della nutrice è segno di familiarità, di presenza discreta, di rasserenamento.

La composizione è la proiezione della memoria in cui Chagall fa rivivere i luoghi e le esperienze del passato, identificandosi nei due innamorati.

La spiritualità è racchiusa nell’esaltazione della forza dell’amore che risolve la dialettica vita-morte, gioia-dolore. Nel turbinio della visione si coglie il senso di un’affettività riposta che si fa portatrice di un messaggio di speranza.

L’opera, eseguita a grandi macchie e a tratti rapidi, è quasi in bianconero e di colorato ha solo il viso del musicista evidenziato in giallo, con un espediente formale già sperimentato altrove. In essa sono ripresi  alcuni dei temi cari a Chagall: la coppia e i musicisti. Già in Il Matrimonio (1944) e in Luci del matrimonio (1945) l’artista aveva abbinato il motivo della coppia con quello del suonatore di violino in un’atmosfera ricca di sentimento. In opere successive tornerà in modo più compiuto su questo soggetto, ritraendosi nei panni dell’innamorato e prendendo il posto anche del violinista (vedi La notte verde del 1952).

 

Profilo con bouquet sopra Nizza (Profile au Bouquet sur Nice), 1961

I numerosi dipinti con motivi floreali permettono a Chagall di valorizzare pienamente i colori, di esaltare i toni e di modulare i contrasti.

Il soggetto è tratto dal vero ma l’atmosfera onirica lo investe rendendolo irreale. L’immagine della donna amata si confonde con il motivo floreale che con il suo intreccio vegetale agita la scena. Il bouquet di fiori sviluppa una trama fitta di linee che entrano in simbiosi con i contorni marcati della figura femminile, procace e tormentata. L’uccellino in sovrimpressione sul volto è un segno di spiritualità e di festa.

Il bianconero predominate dà vigore alla scena e forza espressiva alle forme, riferendosi ad un eros drammatico. Lo specchio d’acqua con una barchetta e la luna nella parte bassa del quadro si posiziona e si identifica con il grembo della madre: l’acqua come sorgente di vita.

E’ sempre la moglie Bella a vegliare sugli eventi, raffigurata ora nei panni romantici della sposa, ora in quelli più sensuali dell’amante.

 

Composizione con villaggio (Composition au Village), 1980

La scena di questo quadro è costruita secondo una struttura decentrata in cui le figure e le case di un villaggio ruotano attorno ad un vaso con fiori centrale posto a galleggiare in un grande spazio blu. Protagonisti più o meno trasfigurati sono sempre i suoi ricordi d’infanzia, legati alla vecchia Russia, ai villaggi attorno alla natale Vitebsk, alle notti misteriose dei racconti popolari.

Il vissuto dell’artista alimenta i sogni, i vagheggiamenti, le visioni e trova punti di contatto con la poetica del surrealismo. Chagall, infatti, viene invitato da Breton ad aderire al Surrealismo, ma rifiuta perché ha paura di non riuscire a trovare in un movimento programmato la giusta  libertà espressiva, rimproverando ai surrealisti un certo estetismo. “Tutto il nostro mondo interiore è realtà - afferma - essa è forse più reale del mondo visibile…”.

Con queste premesse cerca piuttosto di compiere un viaggio nel mondo interiore alla ricerca di una spiritualità che faccia scoprire il senso sacrale della vita.

Le immagini lievitano come anime vaganti a rappresentare una leggerezza ed un stato incorporeo, malinconico e tenero. L’artista vola tra sogno e realtà, l’invisibile diventa visibile.

I motivi di questo quadro si rifanno ad una serie di lavori dipinti trent’anni prima a Parigi: La grande parata (1979-80) e La caduta di Icaro (1975).

L’opera tarda di Chagall sembra allontanarsi gradualmente dai due poli di partenza della sua vita: la tradizione giudaica e il folclore russo. Subentrano motivi della mitologia greca, della fede cristiana o aspetti della vita quotidiana. Non è solo il linguaggio artistico che diventa più rarefatto, ma è anche il segno di un progressivo allontanamento dal mondo.

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