"Da Picasso a Warhol"    dalla collezione di Carlo F.Bilotti                        

 

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Max Ernst

 

    (Brulh, Renania, 1891 - Parigi, 1976))

 

 

   

Alto e basso (Haut et Bas), 1958

 

La grande distesa rossa di questo dipinto evoca una visone astrale, un pezzo di paesaggio magmatico e irreale con un grande sole malato in un terribile cielo scarlatto. Al limite dell’astrazione.  

L’opera tarda di Ernst segna un ritorno a una combinatoria dell’inconscio, scoperta negli anni ’20 e perfezionata negli anni. Fra il ’56 e il ’73 l’artista realizza una serie di opere fra cui Il XX secolo (1961-62), assai simile per impostazione a questa della collezione Bilotti, e Nascita di una galassia, a cui lavora con la tela in orizzontale e cercando una forma pittorica aperta, che consenta all’osservatore la libertà di scambiare l’alto e il basso. 

La formazione di Ernst,  basata su studi di filosofia, psichiatria e storia dell’arte, spiega la sua opera artistica  che appare complessa e ricca di approfondimenti e di autoanalisi.  Il suo visionarismo non ha confini ma spazia in ambiti espressivi assai diversi: dall’espressionismo iniziale del Blaue Reiter all’esperienza dadaista (1919), fino al surrealismo e al suo superamento in chiave anche astratta e concettuale. Ma sempre  all’insegna della ricerca originale e dell’avventura fantastica.

Negli anni ’30 affronta nella serie degli Uccelli, delle Foreste e delle Città, il tema della natura, visti dall’artista come una forza crudele e spaventosa, che nasconde ogni genere di insidie.

“La cultura di Ernst – ha scritto Argan - ha un’origine romantica, passa attraverso Nitzsche. Spesso la sua opera è un montaggio di detriti della cultura borghese, il cui razionalismo è così effimero da trasformarsi in simbolismo”.

Anche quando si allontana dal surrealismo Ernst mantiene nelle sue opere un’impronta enigmatica e concettuale. La sua attenzione per i materiali, le tecniche del frottage, del collage e del dripping, accentuano la sua curiosità per l’astratto e per e per gli effetti materici. Anche la sua figurazione simbolica assume aspetti più allucinati attraverso la ripresa del principio surrealista della casualità, da lui esercitata nell’uso dell’action painting.

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