"Da Picasso a Warhol"    dalla collezione di Carlo F.Bilotti                        

 

ritorna alla pagina artisti

Pablo Picasso

 

     (Malaga, 1881 - Mougins, 1973)

 

 

 

Bicchiere (Verre), 1914

 

L’opera rappresenta un bicchiere e rientra nella serie di nature morte che Picasso ha realizzato fra il 1912 e il 1915. In queste opere l’artista evolve il cubismo dalla fase cosiddetta analitica a quella più sintetica in cui l’immagine viene ricomposta in una visione nuova, fatta di piani ribaltati, di spazi senza prospettiva, di integrazione fra figure e sfondo. Sono gli anni in cui è anche affascinato dall’uso dei papiers collées ossia di pezzi di giornali, carte da parati, riporti di materiali vari. In questo modo la visone cubista propone una realtà  osservata da vari punti di vista sovrapposti e fusi in un’immagine che unifica in chiave geometrica gli elementi della composizione. L’oggetto è frammentato, scomposto per essere ricostruito in uno schema libero che ribalta il piano d’appoggio, come se si guardasse dall’alto, mentre il bicchiere è posto in maniera frontale.

L’ambientazione è essenziale e le forme assai semplificate. Alcuni elementi ornamentali sono dipinti con una tecnica simile al pointillisme che crea un alone sgranato attorno all’oggetto e dà alla natura morta un’atmosfera soft e vibrata.

Similmente alla Natura morta verde conservata al MOMA di New York, con la quale sono forti le somiglianze stilistiche e i saggi di virtuosismo, anche questa opera della collezione Bilotti è stata probabilmente realizzata durante l’estete del 1914 ad Avignone, proprio mentre scoppia la Prima Guerra Mondiale.

 

 

Natura morta: frutta, fruttiera e caraffa su un tavolo (Nature Morte), 1938

 

Il quadro presenta le consuete caratteristiche del cubismo dove lo spazio è definito attraverso vari punti di vista che frammentano l’oggetto. E’ stato eseguito l’anno dopo Guernica (1937) e rappresenta una evoluzione del linguaggio verso il superamento dello stesso cubismo in direzione di un realismo deformato, coloristicamente spigliato e con una visione d’insieme più fluida.

La bidimensionalità  armonizza tutte le figure che giacciono su un medesimo piano e una densa atmosfera  assorbe  gli oggetti. La composizione  è scarna, a differenza di quella di altre nature morte dello stesso periodo dove la scena è più composita e dominata dal tipico bucranio; la luce è fioca e il tono acido dello sfondo evoca senso della solitudine e malinconia.  Pur nell’apparente disimpegno del tema, aleggia su questa scheggia di quotidianità un pensiero  angosciato per i destini del mondo.

“Questo Spagnolo – diceva di Picasso Guillaume Apollinaire – ci fa illividire come un freddo brusco. Le sue meditazioni si denudano nel silenzio”.

Il crudo piglio pittorico e la figurazione alterata, accennati in questa natura morta, saranno alla base di un’altra opera caposaldo di Picasso, Pesca notturna ad Athibes, realizzata un anno dopo, nel 1939, che eserciterà notevoli influenze nell’arte europea postcubista.

 

 

 

Ritratto femminile (Buste de femme), Françoise Gilot, 1953

 

Questo busto ritrae la pittrice e scrittrice Françoise Gilot, che è stata la compagna di Picasso dal 1943 al 1952 e che gli ha dato due figli: Claude e Paloma. Si erano conosciuti a Parigi in occasione della prima personale della pittrice e facevano cerchia comune con Gertrude Stein, Marc Chagall, Joan Mirò e Simone de Beauvoir.

C’è una famosa foto di Robert Capa, che ritrae Picasso mentre ripara Françoise Gilot con l’ombrellone sulla spiaggia di Golfe-Juan nell’agosto del 1948. Dal canto suo il pittore le dedica diverse opere: a partire dal realistico disegno in bianconero del 1946 che la raffigura con la mano sotto il mento, alla Donna seduta del 1949, coloratissimo e bizzarro; dalla Donna-fiore (1946) delicato omaggio floreale in sembianze dell’amata, al Ritratto di una donna giovane (1949), soggetto per una litografia.

In questo dipinto del 1953 il viso della Gilot ha come in altri ritratti dell’epoca, una forma ad “ovale lunare”, con il lato sinistro di profilo e il lato destro di fronte in una visione simultanea e unificata. Il profilo del volto è disegnato da un’unica linea che unisce fronte e naso, le labbra sono dischiuse in un vezzoso sussurro. La figura, tutta sui toni del grigio-azzurro, è disegnata con tratti marcati e con effetti plastici, che mettono in evidenza sensualmente i seni pieni e ben modellati.

Nei ritratti femminili precedenti (Il sogno del 1932 e Donna seduta del 1937), dedicati a Marie-Thérèse Walter aveva adottato toni morbidi e variegati; in altri casi la descrizione era stata tormentata e con una struttura “a ragnatela” (Donna che piange del  1937 e Donna seduta con cappello  del 1938).

Le analogie stilistiche, invece, portano più alle opere successive degli anni Sessanta (Jacquelin con il nastro giallo del 1961-62 e Jacquelin, donna seduta del 1962) ispirate alla nuova moglie Jacquelin Roque, in cui il monocromatismo bluastro costruisce un’atmosfera intimista e quieta.

Vai all'artista seguente in catalogo

 

ritorna alla pagina artisti