"Da Picasso a Warhol"    dalla collezione di Carlo F.Bilotti                        

 

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Mimmo Rotella

 

    (Catanzaro, 1918 )

 

 

 

Per la patria, 1963

 

L’opera è un raro décollage di Rotella a tema patriottico, in cui viene raffigurato un alpino col fucile, cannocchiale e un cane da pastore tedesco sul uno sfondo alpestre. In basso si vedono una sbarra di confine ed un elicottero. Nel 1962 Rotella aveva già eseguito Il carabiniere ed Eroi in galleria, ma, prelevando i suoi soggetti dai muri della città, sono soprattutto le pubblicità ad occupare spazio nella sua produzione di quegli anni.  Poi incomincia a utilizzare le affiches cinematogrtafiche e a realizzare le opere che lo hanno resto famoso, come quelle che raffigurano Marylin Monroe o i divi di Hollywood e di Cinecittà.

Il soggetto impegnato riappare solo occasionalmente in Rotella, che nel 1965 realizza anche alcuni reportage e a Parigi, dove nel frattempo si è trasferito, avvia l’esperienza della Mec Art, che consiste nel riportare su tela emulsionata fotogrammi tratti dai giornali e dalla cronaca (Reperti, 1969 e Il Papa in India, 1969).

L’adesione al Nouveau Réalisme (1960) di Pierre Restany, che propugna il nuovo realismo urbano e mediatico, lo porta a servirsi dell’immagine consumistica in un’operazione assai simile a quella di Warhol, con la differenza però che in lui manca la riproduzione seriale ed il manifesto è direttamente utilizzato come ready made, lacerato e strappato fino a scoprirne gli strati sottostanti in un mirabile effetto frutto un po’ del caso è un po’ dell’intenzionalità.

I suoi primi décollage risalgono al 1953; dopo un viaggio negli Stati Uniti  durante il quale aveva conosciuto Rauschemberg, Twombly, Pollock e Kline, Rotella capisce che in pittura era stato detto tutto e che bisognava inventare nuovi linguaggi. Con il tempismo dettatogli dal suo dichiarato “radar mentale” e da quella che lui chiama “intuizione Zen”, si allinea a quel clima internazionale neo-dadaista, che di lì a poco avrebbe portato alla rivoluzione della Pop Art. Esposte per la prima volta a Roma nel 1954 su iniziativa dello scrittore e critico Emilio Villa, quelle opere avevano segnano una svolta nell’arte di ricerca.

Mimmo Rotella, vate di un umanesimo urbano esaltato nelle immagini artificiali, trasforma la città in un grande laboratorio visivo, dove il confine tra la realtà e la finzione si confonde. E’ come se la città diventasse un serbatoio di idee o, addirittura, una grande opera rotelliana, al punto che non la si può più guardare, come dice Argan, senza scorgervi uno, dieci, cento  opere di Rotella.

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