"Da Picasso a Warhol"    dalla collezione di Carlo F.Bilotti                        

 

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Gino Severini

 

    (Cortona, 1883 - Parigi, 1966)

 

 

 

L’estate (L'Eté), 1951

 

La figura di questo quadro appartiene al periodo in cui Severini, dopo una parentesi classicista e Novecentista, riprende nel Secondo Dopoguerra una pittura astratto-geometrica e si riavvicina alla maniera futurista da cui era partito nel 1910, quando aveva firmato il Manifesto di Boccioni.

L’immagine è scomposta secondo linee di forza che ne esaltano l’interazione delle parti, secondo una visione simultanea e multipla. Ad essere colta è l’energia propria del corpo nella sua struttura interna. La forma si frantuma in sfaccettature successive che prendono i colori di un arlecchino, trattato alla maniera divisionista e con la tecnica del pointillisme, che Severini aveva appreso da Balla.

L’opera è un ritorno ai lavori degli anni Dieci e alle ricerche formali del periodo francese (La chahuteuse/Dinamismo di una danzatrice del 1912, Ballerina in blu del 1912 e Danzatrice+mare+vela+mazzo di fiori” del 1914). Ma al contrario delle Ballerine, dove la forza del movimento irrompe nel quadro, qui l’azione si blocca per dare più spazio alla ricerca compositiva.

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