"Da Picasso a Warhol"    dalla collezione di Carlo F.Bilotti                        

 

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Antoni Tàpies

 

      (Barcellona, 1923)

 

 

 

Immagine ocra (Image Ocre), 1988

 

Nell’ambito dell’arte informale degli anni Cinquanta la personalità dell’artista spagnolo Tàpies rappresenta uno dei momenti più alti della ricerca sui materiali, che in quegli anni vengono sperimentati da più parti nell’intento di rinnovare i linguaggi dell’arte. Egli sceglie la via della pittura materica intrapresa con l’impiego di collage, legni bruciati, sabbie, pietre, resine e altri amalgami a composizione terrosa. La superficie del quadro diventa plastica, trattata con un solo colore – i neri, i bruni – spesso sfruttando il cromatismo naturale dei materiali usati. L’artista sfrutta le valenze estetiche della materia grumosa, ne presenta l’aspetto ruvido e i riverberi dei quarzi contenuti nell’impasto di sabbia. Le sue ampie tele scabre, lacerate da incrinature, incavate o a rilievo, riproducono l’orografia del terreno e, in qualche modo, somigliano – come nota Dorfles - a “paesaggi”.

In Immagine ocra si può cogliere l’accenno di una croce incisa che non mitiga però l’essenza ermetica, ma ne accentua, come segno archetipo più che religioso, il lato oscuro e inquietante. L’aura fosca, le crepe sulla crosta pittorica, i graffi e la patina tormentata danno a questi “rilievi” un senso di angoscia e di smarrimento che riprende effetti già sperimentati in alcune opere di fine anni Cinquanta e inizi Sessanta (Rilievo blu su marrone del 1957, Doppia porta beige del 1960, Rilievo ocra con rosa del 1965).

Gettando un ponte fra Foutrier e Burri, Tàpies esplora i territori della pittura “altra” facendo del quadro un nuovo materialissimo oggetto.

 

 

Sedia bianca  (Chaise blanche), 1989

 

Dopo il 1960 compaiono nelle opere di Tàpies rappresentazioni di oggetti e pezzi del corpo umano. Ma gli inserti non hanno riferimenti simbolici e sono un puro espediente percettivo.

In questa Sedia bianca l’elemento figurativo è un tracciato pittorico che attraversa il campo nero, su cui si trovano anche componenti di scrittura, lettere dell’alfabeto segnate a mo’ di graffiti.

Una rappresentazione trascurata evoca atmosfere notturne, su cui aleggia un senso di morte. La pittura riscopre il gesto narrante, essenziale e incisivo, stabilendo  punti di contatto con il graffitismo e la transavanguardia degli anni Ottanta

“L'artista  - scrive Tàpies - non ha nessun  bisogno di regole; egli proietta sul materiale una sostanza psichica, e questa proiezione costituisce l'essenziale. Ciò che conta, infatti, è questa sorta d'elettricità, qualcosa di profondo, una qualità umana (non dico sovrumana), che occorre proiettare sull’opera d'arte. Dobbiamo essere fedeli ai nostri impulsi profondi. Sembra, a volte, che la nostra ricerca sia soltanto stravaganza  ed immaginazione? Che importanza ha? Occorre confidare nell’istinto. Oggi gli uomini si perdono in una fioritura di artifici e di convenzioni. È grave. Dobbiamo lottare con tutte le nostre forze per trovare l'uomo in tutta la sua purezza" (La pratica dell’arte, 1970).

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